La protesta
«Quelle bombe dagli aerei Alleati che distrussero il nostro paese»
L’8 dicembre 1943 iniziano le incursioni dal cielo degli anglo-americani Il porto di Santo Stefano era lo snodo logistico-strategico dei nazisti
il racconto
andrea capitani
Era l’8 dicembre del 1943 quando, alle 12, 30, gli aerei B-17 “Flying Fortress” e B-24 “Liberator”, appartenenti al 15th Air Force, provenienti dal mare, bombardarono Porto Santo Stefano colpendo la darsena, il porto e numerosi edifici del rione del Valle. Quelle immagini sono ancora negli occhi degli abitanti più anziani che, loro malgrado, vissero il disastro prima e la ricostruzione poi.
Il porto divenne di vitale importanza per le truppe tedesche. Le imbarcazioni naziste ne usufruivano per sbarcare armi, viveri e altro per le truppe che stavano combattendo sul fronte di Cassino contro gli alleati. Lo scopo dei bombardamenti era quello di affondare le imbarcazioni tedesche nel porto; purtroppo la maggior parte delle bombe, invece di colpire gli obiettivi militari, distrusse quasi totalmente Porto Santo Stefano. E ci viene in aiuto la storia, raccontata sul sito www. capodomo. it, per ricordare un periodo chiave nella vita di Porto Santo Stefano, quello della seconda guerra mondiale. «Alcune imbarcazioni tedesche e dei paesani furono affondate – si legge – Trentaquattro vittime civili e un numero imprecisato di feriti furono il bilancio finale in quello che avrebbe dovuto essere un tranquillo giorno di festa in un tranquillo paese di mare (la rievocazione dell’Immacolata Concezione a cui i santostefanesi sono tanto devoti, ndr). Fu quello per Porto Santo Stefano, fino ad allora solo sfiorato dagli orrori della guerra, l’inizio di una serie di bombardamenti e incursioni aeree che si protrassero fino al 7 giugno dell’anno successivo. Dopo quel primo bombardamento molti abitanti, prevedendo nuove incursioni, lasciarono le loro case, del resto in gran parte inagibili, e si trasferirono nelle campagne e vigne intorno al paese occupando quelle casette agricole o semplici baracche fino ad allora utilizzate per il ricovero degli attrezzi e del bestiame. Cominciò così per i santostefanesi, come per gli abitanti di moltissimi altri paesi e città d’Italia, un periodo di vita eroica da sfollati. Con l’intensificarsi e l’estendersi dei bombardamenti l’esodo diventò pressoché totale. Famiglie intere costrette a vivere insieme in stanzette minutissime, chilometri e chilometri ogni giorno, a piedi o in bicicletta, per procurarsi da vivere, disagi, sacrifici e malattie, e sempre in apprensione con l’orecchio vigile al rumore di aerei in cielo e l’occhio attento a soldati in arrivo. Fu quello un periodo che segnò profondamente coloro che ne furono protagonisti ma che allo stesso tempo lasciò in loro ricordi indimenticabili».
Il comune, che era utilizzato dalle forze tedesche come centro per i rifornimenti destinati alla linea Gustav, subì in totale ben 95 bombardamenti da parte delle forze aeree anglo-americane. Le incursioni fecero di Monte Argentario il secondo comune italiano più devastato, dopo Cassino. Le bombe lanciate sui centri abitati causarono la perdita del 96% del patrimonio edilizio e la morte di 165 abitanti, ricordati nei monumenti che si trovano all’interno del paese. —
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