Il Tirreno

Grosseto

Mario, il volontario-spazzino ha ripulito i cunicoli-rifugio della II guerra mondiale

Andrea Capitani
Mario, il volontario-spazzino ha ripulito i cunicoli-rifugio della II guerra mondiale

Lungo la Panoramica ci sono ancora le gallerie scavate nella roccia Qui nel ’43 le famiglie si riparavano dalle schegge dei bombardamenti  

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non DIMENTICARE

Non c’erano solo capanne e casette sperdute come luogo per scampare ai bombardamenti che dall’8 dicembre del ’43 distrussero Monte Argentario. Sono ancora ben visibili molti cunicoli, a volte delle vere e proprie gallerie, realizzati nella roccia con mezzi di fortuna, che ospitavano i tantissimi santostefanesi che fuggivano ogni qualvolta sentivano suonare la sirena. Recentemente, dopo il crollo di un muro in via Vivarelli, la ditta che eseguiva i lavori di ripristino ha portato alla luce due cunicoli che venivano utilizzati dagli abitanti del centro storico. Il tutto davanti agli occhi lucidi degli anziani che avevano vissuto quei momenti quando erano bambini. Ma lungo la strada Panoramica se ne contano molti altri, tanti ben visibili lungo la strada, altri nascosti nelle proprietà private.

Alcuni di quelli lungo la Panoramica sono tornati alla luce in questi giorni dopo che un cittadino, Mario Picchianti, ha pensato di pulirne gli ingressi in maniera volontaria, affiggendo anche dei cartelli che ricordano la loro utilità. «Fermo non ci so stare – racconta il 78enne – e da quando sono in pensione mi piace andare a pulire i posti in giro, sono una sorta di volontario. Un giorno ho notato che davanti ai rifugi bellici c’era tutta la vegetazione e ho deciso di andare a sistemare le entrate, perché rappresentano un pezzo di storia del nostro paese. Alcuni sono riuscito a raggiungerli: e sono riuscito a dare una sistemata a quello che si trova sul rettilineo delle Streghe, a quello davanti alla Cacciarella e ai due verso la strada che va a cala Grande. Alcuni invece non sono accessibili perché si trovano sui terreni privati, quindi mi sono dedicato a quelli sulla strada pubblica. Là ci entravano dentro tante famiglie e quindi ho deciso di mettere i cartelli per far conoscere un po’ di storia anche a chi viene da fuori. Questi rifugi erano una protezione più che altro per le schegge che dalle bombe vere e proprie. Quando ci sono stati i bombardamenti io ero un neonato: sono nato nel’ 42, ma la mia famiglia li ha vissuti e i miei parenti mi hanno sempre raccontato i sacrifici che hanno dovuto fare». A causa del coronavirus non sarà comunque possibile fare nessuna rievocazione, ma per l’assessore alla cultura Angela Della Monaca è importante «tenere vivo il ricordo. Quella che ha realizzato questo volontario la trovo un’idea carina – dice – perché pulire questi rifugi è un modo per tenere vivo quello che i nostri parenti hanno passato. In molti persero la vita e ogni volta ci si stringe il cuore perché è successo anche ai parenti di tutti noi, me compresa. È una ferita ancora aperto per il paese che, dopo quegli eventi, cambiò volto. La ricostruzione fu impegnativa e la maggior parte della gente rimase senza casa. Quindi ben vengano queste iniziative, anche se purtroppo quest’anno non potremo fare rievocazioni». —



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