Toscana
Cripta di Giugnano a rischio crollo Ora forse si apre una speranza
Grazie all’interessamento del professor Guido Tigler, docente accademico di storia dell’arte, si riaccendono i riflettori sul “tesoro”di Roccastrada, già segnalato tra i Luoghi del cuore del Fai
il percorso
Gabriele Baldanzi
Negli ultimi giorni gli studiosi del Medioevo italiano hanno affrontato un “caso grossetano”, un’emergenza che riguarda il territorio di Roccastrada. A farsene portavoce, dopo il Fai, è stato il professor Guido Tigler, docente di storia dell’Arte dell’Università di Firenze, sceso in Maremma – nei mesi scorsi – per visitare uno dei complessi abbaziali meno conosciuti, ma più interessanti, del territorio: il monastero di San Salvatore di Giugnano (de Juniano), realizzato tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII nella piana attraversata dal torrente Bai. Tigler ha dettagliato al Cerm, il Centro europeo di ricerche medievali, la grave situazione in cui versa attualmente l’omonima cripta, mettendo in relazione l’ente monastico roccastradino, per alcune analogie stilistiche, con il complesso di San Salvatore sul monte Amiata, che ebbe sicuramente maggior fortuna.
Nel 1207 il cenobio di Giugnano venne venduto dai signori del castello di Lattaia all’abate del monastero cistercense di San Galgano e trasformato in una grangia. Tra la fine del XIII e il primo ventennio del XIV secolo subentrarono gli Agostiniani di Santa Lucia di val di Rosia e di Sant’Antonio dell’Ardenghesca, probabilmente per effetto di un antecedente insediamento della comunità eremitica guglielmita. Le citazioni di Giugnano che rimandano ai secoli successivi al XIV si riferiscono, poi e per lo più, alle risorse idriche e minerarie presenti nella zona attorno al monastero, sfruttate dal Comune di Siena.
«Ciò che oggi rimane dell’intero complesso è la cripta e l’aula rettangolare d’età gotica riferibile alla fase cistercense – scrive Tigler – che ricorda certi ambienti monastici di San Galgano e che a torto viene creduta essere stata la sua aula capitolare, ma ciò già basta a emozionare chi visita il sito di Giugnano, caratterizzato oggi dall’osmosi che si è creata tra la natura e quegli alzati sempre più bisognosi di un recupero urgente”.
La cripta, a pianta rettangolare, chiusa da un’abside circolare, interrata per circa tre metri sembra si trovi in una proprietà privata ed è accessibile solo da una breccia muraria. Il rischio è quello di un imminente crollo a causa della presenza di una sovrastante e pesante soletta di cemento, conseguente a un improvvido restauro degli Anni’70, che crea seri problemi di stabilità allo spazio un tempo sacro. L’aula è suddivisa in tre navate da quattro colonne, i cui capitelli, ornati da elementi vegetali, animali e geometrici, sono una delle testimonianze più elevate della scultura medievale su pietra riolitica, ricchezza che le stagioni potrebbero cancellare.
La scorsa estate l’assessorato alla cultura del comune di Roccastrada, ha mostrato di volersi prendere a cuore il problema di Giugnano, organizzando una giornata di studio durante la quale la i cittadini intervenuti hanno eletto i ruderi di Giugnano come “luogo del cuore Fai”, ma senza giungere ad altri risultati. Ora, grazie appunto, all’appello dello storico dell’arte Tigler, il Cerm vorrebbe proporre una petizione, cercando di sensibilizzare i soci, gli amici e molte altre associazioni, così da chiedere alle istituzioni competenti che la situazione di quel che resta dell’antica abbazia di Giugnano venga finalmente affrontata.
«Sono grato al professor Tigler – conclude l’assessore alla cultura di Roccastrada, Emiliano Rabazzi – per aver preso a cuore un’emergenza del nostro territorio, portando il caso a livello nazionale ed europeo. La nostra speranza è quella che si riescano a trovare le risorse per arrestare il decadimento di Giugnano e valorizzare la cripta e ciò che resta del monastero. Ringrazio coloro che negli anni si sono impegnati in questa iniziativa come il professor Roberto Farinelli dell’Università di Siena, le storiche dell’arte Giulia Marrucchi e Gina Berni, la proprietà nella figura di Fabio Coralli, la proloco di Roccastrada e chi hanno contribuito mettendo a disposizione entusiasmo e competenze». –
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