Il Tirreno

Grosseto

Sorpresa, si rianima l’orgoglio portercolese «Si può essere artefici del nostro destino»

andrea capitani

Torna in auge l’idea “autonomista” nata negli Anni Novanta  Antonio Sabatini la rilancia pensando anche ai giovani del paese  

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il dibattito

andrea capitani

Porto Ercole «ha bisogno di essere autonoma per ritrovare la sua unità». Torna in auge l’idea che il paese debba avere una propria autonomia economico-amministrativa: anche per far tornare i giovani portercolesi a fare politica e a occuparsi del territorio. A lanciare la proposta è Antonio Sabatini che rispolvera un’idea che spuntò alla fine degli Anni ’90 quando venne presentata la lista civica “I Forti” per le elezioni poi vinte da Marco Visconti, che presentava un candidato sindaco e una squadra tutta formata da cittadini di Porto Ercole.

«Può sembrare contraddittorio, quasi paradossale, parlare di divisione quando in tutto il mondo la parola magica è unione – dice Sabatini – Ma il paese di Porto Ercole non vuole dividersi da niente e da nessuno, vuole soltanto diventare autonomo. Libero di decidere in piena autonomia del presente ma soprattutto del futuro, con la consapevolezza dei tanti difetti e di altrettante virtù. Il decentramento urbano, l’instabilità politica, l’incertezza economica, il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati, le nubi nere sul futuro, il Covid, sono tutti aspetti che hanno creato delle profonde lacerazioni nel tessuto e nella società portercolese, che inesorabilmente sta smarrendo la propria identità. Tutti questi fattori hanno acuito in noi quel sentimento atavico mai sopito che da sempre ci accompagna: il desiderio irrefrenabile di fare da soli».

Il pensiero di Sabatini è stato condiviso da molti compaesani anche sui social media. Si tratta di un’idea che non dovrebbe per forza portare ad una divisione civica, ma che piuttosto possa fare da apripista per una maggiore partecipazione dei giovani portercolesi nella vita politica decisionale del territorio. «Io sono per l’autonomia economico-amministrativa più che per la divisione – puntualizza Sabatini – Non è un distaccarsi dalla gente santostefanese, non è una rivolta. Ad esempio negli Anni ’90 ero tra i fondatori della lista civica “I Forti”, che collaborò poi in maggioranza con Visconti. Il candidato allora era Mario Quinzi e tutti i portercolesi lo votarono, segno che in paese c’era il sentimento di volere una rappresentanza portercolese forte. Quindi io sono convinto che qua possiamo essere artefici del nostro destino, nonostante sappiamo che siamo inferiori di numero rispetto a Porto Santo Stefano e non potremo mai avere un sindaco portercolese. È forse un discorso più filosofico che politico, perché a Porto Ercole si sta perdendo un po’ il senso di unità. E darebbe impulso a fare meglio a tutti i giovani politici che si affacciano. Ci sono altri portoercolesi che la pensano in questo modo: al momento è un’idea, vedremo se poi sfocerà in qualcosa di più».

Il dibattito si apre anche con chi, come Arturo Cerulli, sostiene da sempre che sarebbe una soluzione migliore quella di accorpare tutti i territori della Costa d’Argento in un solo comprensorio con Orbetello, l’Argentario, il Giglio e Capalbio. «Sono contrario a dividere il Comune – ha ribadito Cerulli – Anzi continuo a sostenere che per l’Argentario la cosa migliore sarebbe unirsi e fondersi con i comuni vicini in un Comune della Costa d’Argento con sede in Orbetello».

Intanto c’è chi sostiene che la ripartizione dei fondi nel piano triennale delle opere pubbliche tra Porto Santo Stefano e Porto Ercole ci sarebbe troppa disparità, e a discapito di quest’ultimo paese. Lo sostiene il Progetto Porto Ercole – gruppo nato alcuni anni fa con lo scopo di proporre idee e, appunto, progetti per far crescere la frazione del Promontorio.

«Limitandoci a ragionare solo di matematica – dicono dal direttivo – e senza considerare altre “importanze”, il risultato è il seguente: a Porto Santo Stefano sono circa 20 i milioni stanziati per il triennio, a Porto Ercole circa 4 milioni e 660 mila. Se prendiamo il primo anno si arriva, addirittura, a circa 15 milioni contro 1 milione e 400mila. Cosa fa questa enorme differenza?». La disparità tra i due comprensori non va giù al sodalizio guidato da Gino Fiorentini. «È vero, abbiamo paesaggi diversi – dicono –biglietti da visita diversi e soprattutto storia diversa. Ma (e questo è continuamente da ricordare) purtroppo ci hanno messo nello stesso Comune. Già, per i santostefanesi fare del “bullismo politico” sembra sia un gran piacere, sono sempre stati in maggioranza, quindi per loro è facile comandare, disporre, fare e avere (per loro) e disfare e annullare (per noi). Qualsiasi sia il sindaco e il colore – sottolineano – siamo sempre costretti ad accettare le limitazioni che ci offendono come cittadini. Per dirne una semplice: aspettiamo ancora il metano e loro fanno piazze e corsi ad ogni legislatura. Si potrebbe pensare a qualcosa di meglio? Probabilmente sì, muoversi come uomini che servono alla politica e non che se ne servano». —

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