Toscana
Mercurio nel Paglia NoGesi ribadisce «Geotermia coinvolta»
Gli ambientalisti ribattono alla Commissione Ecomafie che ha escluso le centrali come fonte di inquinamento
/ monte amiata
La relazione finale della commissione parlamentare Ecomafie non ha convito affatto la rete NoGesi (No geotermia speculativa e inquinante).
Stando al documento diffuso dai parlamentari, che si sono avvalsi di uno studio dell’Università di Firenze, il mercurio che ha contaminato il fiume Paglia è dovuto solo alle vecchie miniere, mentre «non ci sono prove» che sia stato generato dalle attività degli impianti geotermici.
«Niente di più falso», attaccano ora i comitati di NoGesi, che scrivono alla commissione annunciando nuovi documenti a riguardo. C’è un passaggio specifico nella relazione dei parlamentari. «Sulla base delle acquisizioni si deve ritenere che non vi siano prove di un concorso di tali attività all’inquinamento da mercurio del fiume Paglia», scrive la Commissione, raccomandando però che «l’impatto ambientale di queste attività sia oggetto concorrente di ulteriore costante esame da parte delle autorità pubbliche, nel rispetto del principio di precauzione anche in vista dell’eventuale ampliamento dello sfruttamento delle potenzialità produttive dell’area dell’Amiata».
La rete NoGesi, impegnata sull’argomento da molto tempo, è di tutt’altro avviso. «Le miniere di mercurio esistenti in Amiata al 2017 sono state per la maggior parte già bonificate o in via di bonifica residua – si legge nella nota – Questa questione è stata utilizzata per mascherarne un’altra: l’inquinamento ambientale delle centrali geotermiche disseminate sull’Amiata».
Una vicenda che è nata in Umbria, dove la Regione ha dato il via a un’indagine per risalire alla fonte di inquinamento del Paglia ma che si è allargata anche ad altri territori: non solo la bassa Toscana ma anche il Lazio, in quanto il mercurio sarebbe finito anche nel Tevere (di cui il Paglia è affluente) con il rischio che arrivi fino al mar Tirreno. Un’area molto vasta dunque, da cui si sono sollevate più voci, raccolte nel tempo da NoGesi.
«È giusta la richiesta di vari sindaci – spiegano gli ambientalisti – di non limitare il piano di indagine alle ex-miniere dell’Amiata, peraltro oggi in buona parte bonificate, ma per ampliarlo agli impianti geotermici dell’area».
La mole di documentazione accumulata nel tempo dalla rete NoGesi è vasta, scandita da pareri tecnici e documenti amministrativi, univoci secondo i comitati nel sostenere che «le centrali geotermiche dell’Amiata sono un continuo rubinetto aperto di mercurio sul fiume Paglia».
Documentazione che è stata messa a disposizione della stessa commissione parlamentare durante il suo sopralluogo sull’Amiata a febbraio.
«Si ribadiva che i siti minerari sono stati oggetto di bonifica e si fornivano dettagli sull’emissione di mercurio ed altri inquinanti dovute alle centrali geotermiche dell’Amiata – conclude NoGesi – Se le conclusioni sono queste, dobbiamo ritenere che la Commissione Ecomafie ha ignorato questo documento». Ma la battaglia non finisce qui.
«Comunichiamo sin d’ora ai presidenti delle Regioni interessate – avvertono i comitati – che li contatteremo per fare il punto sullo stato e sulle responsabilità del “Piano di indagine sulla presenza di mercurio nelle aste fluviali dei fiumi Paglia e Tevere”». Anche perché le conclusioni della commissione rappresentano «un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico». —
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