Gioco
Artigiani e imprenditori a corto di liquidità Sono i peggiori pagatori di tutta la Toscana
Meno di un quarto salda i fornitori alla scadenza, con la pandemia cresce del 26,5% la quota di chi onora i debili in ritardo
grosseto
Per imprenditori e artigiani maremmani è un’impresa ardua pagare i fornitori alla scadenza: tant’è che lo fa poco più di un quarto di loro. Non solo. Grosseto è la provincia in Toscana con il maggior numero di imprese private – il 17, 2% – i cui titolari saldano i conti con ritardi considerati gravi, ovvero superiori a 30 giorni. E anche lasciando da parte il confronto toscano e mettendo a fuoco il quadro a livello nazionale, la Maremma non spicca per performance: si colloca in 68ª posizione nella classifica delle 107 province del Belpaese, aperta da Brescia, Sondrio, Bergamo e chiusa da Reggio Calabria. È quanto emerge dallo Studio Pagamenti di Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information, aggiornato al 30 settembre 2020 e focalizzato su un trimestre dell’anno in corso – il terzo, da luglio a settembre – che racconta molto di quale peso abbiano avuto gli effetti della pandemia da coronavirus sui sistemi economici locali, regionali e nazionali alla ripresa delle attività dopo il primo lockdown.
Un imprenditore che salda in ritardo i fornitori non è necessariamente un avventuriero né significa che sia sull’orlo del baratro: ma il rispetto di questo tipo di scadenza da parte di chi per fare impresa ci mette del proprio (le aziende private) è considerato un indicatore di salute del sistema economico, micro o macro che sia.
Lo Studio Pagamenti di Cribis prende in esame il terzo trimestre 2020 raffrontato con i dati a chiusura 2019, cioè con l’ultimo trimestre (ottobre/dicembre) 2019. Solo il 28% delle imprese private della provincia di Grosseto in quel trimestre ha onorato i debiti con i fornitori nei tempi che si augurano i creditori. A fine 2019 i buoni pagatori sfioravano il 30%, erano il 27,9%: il dato è dunque sostanzialmente stabile ma rimane comunque il più basso di tutte le province toscane, tant’è che sfiora il 34% la media regionale nel trimestre 2020 che è stato preso in esame.
Il “grosso” delle imprese private della provincia di Grosseto si colloca nel mezzo: il 54, 8% paga i fornitori con un ritardo che non supera trenta giorni. Preoccupa invece chi liquida con proroghe oltre il mese: dalla Maremma all’Amiata sono il 17, 2%, e la quota di cattivi pagatori è in evidente crescita rispetto alla fine del 2019 quando era al 13,6%, e quando la media toscana del trimestre è del 13, 2%.
Tant’è che rispetto al dicembre dello scorso anno, si è incrementato a due cifre – del 26, 5% – il numero delle imprese che paga con differimento critico, quando la crescita media toscana è del 20%. Rispetto alla top nazionale 2019, la provincia di Grosseto perde una posizione: per Grosseto, infatti, si tratta di una riconferma di una performance che già era deludente: nei primi nove mesi del 2019, sempre secondo lo Studio Pagamenti di Cribis, i grossetani già risultavano tra i peggiori pagatori di tutta la Toscana. Guardiamo alle province limitrofe: Siena è stabile, in 50ª posizione della classifica nazionale; mentre Livorno arretra di più, di tre scatti indietro, ed è in 63ª posizione; al punto più alto nella top del Belpaese arriva Pisa – è 44ª – dove infatti paga alla scadenza quasi il 40% degli imprenditori (il 39, 1%), la migliore prestazione in Toscana.
Nessuna delle 10 province toscane compare comunque tra le prime venti con il maggior peggioramento; fa eco il risultato di Lodi – siamo in pieno nord produttivo – dove tra la fine del 2019 e settembre 2020 è aumentato del 55, 7% il peso dei peggiori pagatori. Gli esperti concordano che su i dati si riverberino gli effetti pandemici: «Dall’analisi dei dati – commenta Marco Preti, ad Cribis – l’impatto negativo dell’emergenza sanitaria sulle imprese è sempre più evidente. Ora è fondamentale un’attenta gestione di fornitori o partner commerciali, per intervenire tempestivamente sulle situazioni in rapido deterioramento. Lo Studio rileva l’incremento più alto nei pagamenti superiori a 30 giorni rispetto a fine 2019 nel settore dell’industria, ma evidenzia anche lo stato di sofferenza dei settori più colpiti dal lockdown, quali bar e ristoranti, i servizi ricreativi e cinematografici», quest’ultimi rappresentativi dell’economia locale. –
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