Il Tirreno

Grosseto

Il reato di tentato omicidio: in Italia è un’accusa che non va di moda

Non si contesta quasi mai, a chi tenta di far fuori una donna Ma chi “sopravvive”, prima che di speranza ha bisogno di fiducia 

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A21 anni, una ragazza, sopravvissuta alla violenza, ha diritto non solo alla speranza . Ha diritto alla fiducia. Deve credere che lo Stato la proteggerà meglio di quello che ha fatto fino a quel momento, che la farà sentire al sicuro e che non la farà sentire umiliata. Ecco perché non si può ascoltare una ragazza dire che l’unica giustizia che lo Stato le sta riservando è un trattamento ingiusto. Il suo ex ragazzo l’ha travolta con l’auto appena lo ha lasciato. L’unica accusa che lo Stato ha saputo formulare nei suoi confronti è stata di “lesioni gravissime”, malgrado l’abbia resa invalida al 60%. Non è accusato di tentato omicidio, un reato quasi mai contestato a chi tenta di far fuori le donne senza riuscirci. La Cassazione ha anche specificato che la differenza fra tentato omicidio e lesioni sta negli strumenti usati, nella forza applicata (per uccidere),nei punti del corpo presi come bersaglio. Ma un’auto appare un’arma abbastanza potente per uccidere, al di là dell’esito. Eppure il tentato omicidio non va di moda in Italia come reato contro le donne. Tanto che nel Codice rosso se lo pure sono dimenticato: è l’unico per il quale non scatta l’obbligo per i magistrati di sentire la vittima entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato nell’apposito registro. (Ila. Bonu.)



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