Il Tirreno

Grosseto

Investita dall’auto dell’ex, da oltre due anni attende il processo: la Ferragni rilancia il suo appello

Investita dall’auto dell’ex, da oltre due anni attende il processo: la Ferragni rilancia il suo appello

La vicenda di una ragazza grossetana colpisce l'influencer, che raccoglie le sue parole

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Mentre nel mondo si celebrava la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l’influencer Chiara Ferragni ha fatto conoscere ai suoi 22 milioni di followers la storia - da lei stessa scoperta sui social - di una ragazza grossetana vittima di un insolito "incidente stradale". Una vicenda già nota alle cronache giudiziarie.

Il racconto - commovente e drammatico, corredato di fotografie e commenti - è un pugno nello stomaco, ma al tempo stesso una storia di speranza: la violenza subita (circa due anni e mezzo fa) e il percorso quotidiano per guarire e ripartire. Maria (la chiameremo così, con un nome inventato) spiega anche perché alcuni passaggi e dettagli della vicenda è opportuno ometterli, essendo ancora in corso un procedimento giudiziario.

LA PREMESSA

«Sono passati due anni e mezzo dal mio "incidente" - spiega Maria - e questa è la mia verità. Sostanzialmente la perizia del consulente tecnico d’ufficio del tribunale è già stata resa pubblica e quindi anche io adesso posso raccontare la mia verità, anche se dovrò limitarmi a dire solo quello che è scritto nella perizia, oltre a ciò che ho passato dal punto di vista fisico e morale. E anche questo entro certi limiti, perché in molti ricordi è implicata anche l’altra persona e di conseguenza non posso parlarne. Al momento non c’è stato ancora nessun processo. L’unica cosa che ho ottenuto è un capo di imputazione: lesioni gravissime. E lo trovo ingiusto nei miei confronti».

RICORDI SFUMATI

«Potrei raccontare l’intera giornata di due anni fa nei minimi dettagli: cosa ho mangiato, com’ero vestita, cosa ho fatto, frasi che ho detto e che mi sono state dette. Ma da un certo momento in poi i miei ricordi iniziano a sfumare, fino ad avere un vuoto completo, riprendendo a tratti quando io mi ritrovo sotto la macchina. Non ricordo la parte più importante, forse è meglio così, forse sarebbe stato troppo doloroso ricordare, nonostante io mi sia sforzata tanto per farlo».

STAVO CAMMINANDO...

«In giro ci sono più versioni della vicenda. La più gettonata è che io mi sia buttata dalla macchina in corsa e ci sia finita sotto (non so secondo quale strana legge fisica). La verità è che avrei preferito mille volte questa versione. Avrei preferito aver fatto tutto da sola, avrei preferito essere io la causa dei miei mali, sarebbe stato più facile da accettare, ma sfortunatamente la verità è un’altra. Quello che allora era il mio fidanzato mi ha investita mentre io stavo camminando in corrispondenza del ciglio erboso».

PAURE

«I miei ricordi ricominciano da me che grido "aiuto", perché ero incastrata sotto la macchina, con la gamba destra sotto la ruota anteriore destra (. . .) . Una volta arrivati i vigili del fuoco, per tirarmi fuori da sotto la macchina hanno dovuto tagliare dei canneti lì vicino, nel fossato dove ero finita. Una volta accesa la motosega ho avuto paura che mi volessero tagliare il piede per tirarmi fuori. Così è nata una delle mie fobie: quella di perdere un arto. Un’altra fobia è nata una volta arrivata in ospedale. Nonostante mi avessero dato un sedativo sono stata comunque in grado di riconoscere la prova di Babinski, per verificare se ero paralizzata. Ho iniziato ad andare nel panico quando mi hanno chiesto di muovere gli arti a comando, perché non riuscivo a capire se io li stessi muovendo o meno».

UN’ALTRA VERITÀ

«Per molto tempo non ho voluto ragionare sull’incidente, non ho voluto credere al fatto che tutti i vetri dell’auto erano intatti, che gli sportelli erano chiusi, che io ero fuori dalla macchina ed ero stata investita. Non ho voluto credere a questa versione. Ho sperato ci fosse un’altra verità».

UN MIRACOLO

«È un miracolo che io non sia realmente paralizzata, è un miracolo che io sia viva, perché ho riportato le seguenti fratture e lesioni: frattura massa occipitale destra; frattura lamina destra di L5; frattura ala sacrale destra; frattura di S1 e S2; fratture branche ileo e ischio pubiche di destra e sinistra; disestesi regione pubica e arto inferiore destro; schiacciamento del nervo sciatico destro; danno nervo surale destro di circa il novanta per cento, lesione vescicale».

IL CALVARIO

«Nei giorni successivi mi è stato effettuato un intervento per l’applicazione del fissatore esterno, indispensabile per essere trasportata con elisoccorso a Siena. Avevo letteralmente dei ferri che mi uscivano dalla pancia. Spesso chiedevo alle infermiere di che colore fosse il mio piede. Temevo diventasse nero, andasse in necrosi. Sicuramente ho guardato troppo Grey’s Anatomy...» «Una volta a Siena ho subito una prima operazione di ricostruzione del bacino, poi finalmente in reparto dopo la Rianimazione. Qui però, con mio grande disappunto, hanno smesso di darmi l’oppio...»

SEGNI DI RIPRESA

«Ho ripreso a camminare dopo venti giorni di immobilità con il deambulatore. Mi hanno dovuta tirare su perché io da sola non ci riuscivo. Eppure cosa ci vuole a tirarsi su dal letto? È una cosa che facciamo abitualmente... Mi pesava non riuscirci. Le mie "passeggiate" erano di qualche metro, mentre io volevo camminare sul serio, rivolevo la mia vita. Se in ospedale le giornate non passavano mai, a casa non era da meno. C’è stata una settimana e un giorno in particolare dove il dolore è stato insostenibile. Trovavo sollievo solo con Toradol e morfina. Mi hanno riportata in ospedale due volte... Eppure il dolore fisico, insostenibile, non è nulla rispetto a ciò che ho passato moralmente, intendo ad accettare la verità, a distaccarmi da quella persona. Non ricordare ha reso le cose più difficili».

IL PRESENTE

«Tutt’ora non cammino bene e non lo farò mai più, in quando ho la rotazione del bacino con una falsa gamba lunga. Tutt’ora ho continui dolori al bacino e al nervo sciatico. Non potrò più correre o saltare. Non so se potrò mai avere un figlio; in caso sarà stando sei mesi su nove a letto e poi praticando un cesareo. Tuttora non sento alcune parti del corpo. Avete presente la sensazione quando vi toccate un arto addormentato? Io ho quella sensazione da due anni e continuerò ad averla».

HO PIANTO TANTO

«In questo periodo ho pianto per molte cose: ho pianto per frivolezze, ho pianto perché il mio corpo mi piaceva e mi sono ritrovata un corpo completamente stravolto, pieno di ematomi e "bozzi", risultato di tessuti lacerati. Ho pianto perché non mi vedevo più con i vestiti di prima. Ho pianto anche per i miei capelli. Ne persi la metà e la restante era un gigantesco rasta. Ho pianto quanto mi hanno detto che mi era venuta la scoliosi, a causa del bacino. Ho pianto per quella persona. Ho pianto per tutto».

LA VIOLENZA SULLE DONNE

«Lo scorso anno avevo paura di questo giorno. Avevo paura di sentirmi triste, avere dolori e brutti ricordi. Ma in realtà mai come in questo giorno sono contenta di essere viva, sono fiera di me stessa e dei traguardi raggiunti. E sono grata di poter condividere la mia esperienza, perché vuol dire che ce l’ho fatta. Certo, nulla tornerà mai più come prima, non starò mai completamente bene, ma ce l’ho fatta. (. . .) E in questo lasso di tempo ho imparato una cosa: ho imparato ad amarmi un po’ di più e a mettermi sempre al primo posto».

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di Redazione web