La protesta
Gratitudine, memoria, solidarietà nella Giornata della lotta all’Aids
Don Enzo legge le analogie con la pandemia. Un pensiero alle vittime e ai malati, alle loro famiglie come al personale sanitario e ai volontari
l’intervento
In questi tempi così dolorosi e difficili segnati da una pandemia destinata a sconvolgere il nostro modo di relazionarci non può passare sotto silenzio la Giornata mondiale della lotta all’Aids.
Non è possibile perché ci sono troppe analogie: attenzione al rapporto con gli altri, paura del contagio, l’isolamento, la mancanza di un vaccino, presenza di altre malattie opportuniste, che peggiorano il quadro clinico.
Eppure, i rimedi sono semplici per entrambe.
Per l’Aids: rapporti sessuali protetti, no scambio di oggetti per l’igiene personale (forbicine, pettine, tagliaunghie), no al contatto con il sangue.
Per il Covid: mascherine sempre e distanziamento.
Due malattie nuove e conosciute entrambe parzialmente. Dell’Aids qualche anno fa si diceva con uno slogan “Se lo conosci, lo eviti” era soprattutto un modo per combattere ed esorcizzare la paura. Oggi: “Andrà tutto bene”.
In questo momento il ringraziamento va a tutto il personale medico, paramedico, direzionale della nostra Asl Sud Est, alla Croce Rossa, alla Misericordia, alla Humanitas per il loro impegno; il nostro dolore per le vittime e i loro familiari, la nostra speranza per coloro che sono in quarantena, tutti colpiti da questa pandemia.
Ma non possiamo, oggi 1° dicembre, dimenticare coloro che in Grosseto sono morti per l’Aids. Non possiamo dimenticare il dottor Giomi, il dottor Toti e la dottoressa Nencioni che hanno dato origine al reparto di malattie infettive tra i più apprezzati d’Italia; grazie a loro che hanno saputo creare dei team professionistici all’avanguardia, che hanno curato e continuano a curare i malati con la speranza che anche per l’Aids venga scoperto un vaccino.
Non possiamo dimenticare i volontari dell’Associazione “La Strada” che sotto la spinta del reparto di malattie infettive si inventarono la prima assistenza domiciliare dove accompagnare alla morte chi non aveva famiglia o, semplicemente, era stato rifiutato.
Intanto a noi oggi spetta di tenere alta la gratitudine e la memoria su questo fronte e dare la solidarietà a chi è ne è colpito ancora oggi. —
Don Enzo Capitani
Fondazione l’Altra Città
Associazione La Strada
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