Gioco
Quando sul divertimento c’era la garanzia di Enal Una storia per immagini
Franca Lodovichi, già dipendente dell’ente, ha recuperato dieci album di foto «Avrebbero rischiato la dispersione, li ho donati all’Archivio Fratelli Gori»
pierluigi sposato
La memoria per immagini, la storia testimoniata (anche) dalle foto. Lo spaccato di una società “giovane”, tra boom economico e crisi petrolifera, tra voglia di ripresa e desiderio di mantenere la propria identità. Tutto questo, e molto altro, rivive nelle centinaia di scatti contenuti in dieci album che raccontano storia, attività e personaggi di Enal, l’Ente nazionale di assistenza dei lavoratori attivo anche in Maremma, dal secondo dopoguerra fino alla fine degli anni Settanta. Il coordinamento dei circoli del dopolavoro, in sostanza, il punto di riferimento di un associazionismo impetuoso, diversificato e instancabile. Un lungo “film” in bianco e nero di momenti spensierati e di divertimento semplice; il tutto però sotto una regìa attenta, un’organizzazione che si preoccupava che ogni aspetto filasse nel miglior modo possibile.
Materiale fotografico ritrovato da Franca Lodovichi, conosciutissima in città per il suo lavoro e per le sue passioni, che di Enal fu dipendente per un decennio. E adesso Franca lo ha donato all’Archivio Fratelli Gori, perché quanto realizzato in quegli anni, anche quelli precedenti al suo legame con Enal, non vada perduto.
«Ho recuperato questi album, rischiavano la dispersione o la distruzione. Sapevo che c’erano, è un materiale secondo me preziosissimo – dice – Sarebbe stato un peccato non farlo sopravvivere, non farlo conoscere. Gli album erano negli scantinati dell’ex ospedale».
Franca Lodovichi arrivò una prima volta all’Enal nel 1968, ne divenne effettiva nel giugno 1970: «Avevo il profilo di assistente amministrativo, fui assegnata alle attività sociali e culturali ma avevo anche la responsabilità del servizio economato e, successivamente, sono stata responsabile amministrativo. Dal 1° aprile 1979 l’Enal fu soppresso e io passai in forza al Comune, come gli altri miei colleghi». Franca Lodovichi, laureata in Sociologia, è stata poi direttrice della Casa di riposo per anziani di via Ferrucci, anche per il Coeso, oltre che responsabile dell’Istituto musicale comunale “Giannetti”. La storia dell’ente era iniziata nel 1945 e per trentacinque anni era stata una storia di sport, tempo libero in genere, soggiorni estivi; teatro anche, una delle tante passioni di Franca. Da un capo all’altro della provincia. «Era un’attività libera, aperta a tutti i cittadini che si fossero tesserati. Tenevamo i rapporti con i Cral aziendali, non c’era giorno che non ci fosse un’attività da ideare, organizzare, mettere in pratica». Gli uffici di via Cavour prima e via Porciatti, ultima sede, erano il punto di raccordo anche per Enaoli, Unione italiana ciechi, Enal caccia, Udace. Fu qui che vennero gettate le basi per le scuole di danza, le mostre di presepi, le gimkane automobilistiche, le gare dei castelli di sabbia: appuntamenti estemporanei o destinati a durare nel tempo. «Abbiamo lavorato tanto – ricorda Franca – era un’attività che dava soddisfazione. Tra i tanti eventi, mi ricordo benissimo il saggio finale di danza per beneficenza che organizzammo al Teatro Moderno per Unitalsi».
Lodovichi sfoglia gli album – cartoncini sui quali sono stati incollati anche documenti e volantini - e a ogni pagina riemerge un ricordo, il nome di una persona. Franca li accompagna con un sorriso di nostalgia. Erano stati 33 gli impiegati di Enal, quattro quelli che con lei chiusero l’ufficio per effetto della legge 641 del 1978. Tra i tanti, ricorda i direttori Roberto Rolando Bozzi e Mario Parri e poi i colleghi Abramo Bucci, Piero Capecchi, Giorgio D’Adamo, Antonio Alessandrini.
Tempo fa, Franca si è ricordata degli album ed è andata a recuperarli. «Ho pensato subito all’Archivio Fratelli Gori. Conosco bene l’Archivio e la loro attività, so di aver affidato questo materiale in ottime mani affinché la memoria della città e della provincia non vada dispersa».
«In questi album ci sono anche delle fotografie dei nostri archivi – dicono l’avvocato Giovanni Gori, Elisabetta Gori e Maria Enrica Monaco Gorni, che hanno raccolto l’eredità dei celebri fratelli – Noi correderemo questo apparato con i ricordi che la signora Lodovichi ci ha fornito, così da contestualizzare anche questo materiale e renderlo disponibile per la comunità. Il nostro è un archivio pubblico. Il nostro desiderio è quello di raccogliere gli archivi privati che rischiano di andare dispersi. Siamo consapevoli che la digitalizzazione delle immagini costerà ma contiamo anche sulla collaborazione degli enti locali. Ci vorrà il tempo che ci vorrà ma arriveremo in fondo. Anzi, lanciamo un appello: tutte le famiglie grossetane e della provincia hanno sicuramente delle foto nei loro cassetti: ecco, se sono dei Fratelli Gori, portatecele, le valorizzeremo per metterle a disposizione di tutti».
Il pensiero va al punto espositivo di via Porciatti, inaugurato sei anni fa. Ma c’è un ulteriore scatto in avanti: «Insieme al Comune di Grosseto stiamo studiando un progetto per la creazione di un museo. Non soltanto mostra, custodia e valorizzazione delle immagini ma anche la realizzazione di ambienti che consentano di far capire come era fatta una camera oscura, ad esempio, anche l’allestimento di percorsi per ragazzi da far avvicinare al meraviglioso mondo della fotografia». —
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