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La bretellina smaltitraffico non si farà Provincia e Comune perdono l’appello

Giovanna Mezzana
La bretellina smaltitraffico non si farà Provincia e Comune perdono l’appello

Dopo 13 anni di battaglia legale anche il Consiglio di Stato dà ragione al proprietario dei terreni che erano a rischio esproprio

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Ricordate il progetto della “bretellina” che – partendo da Grosseto-Nord, tagliando la Rugginosa e il Canale del Diversivo e innestandosi direttamente sulla Castiglionese – avrebbe smaltito il traffico “cavalcante” lungo viale Uranio, che toglie di giorno la quiete e di notte il sonno a tutto il quartiere Verde Maremma? Ebbene, la bretellina non si farà. O meglio, se provincia e comune di Grosseto vorranno farla, si dovrà ripartire da zero e prevedere un tracciato che non attraversi i terreni di Rolando Guerri, il proprietario del podere Spallena che guarda la Base Baccarini, e che da tredici anni battaglia per evitare l’esproprio. Così ha deciso il Consiglio di Stato che ha dato ragione a Guerri, la cui posizione – «Quel tracciato invade eccessivamente la mia azienda agricola», ha sempre sostenuto – aveva già incontrato nel 2015 il parere favorevole del Tar.



Con la sentenza n. 7500 del 27 novembre, il Consiglio di Stato ha respinto l’appello proposto dal comune di Grosseto che è stato condannato – insieme alla Provincia – alle spese di giudizio che ammontano (per questo round) a 10mila euro più quelle “accessorie”, e ha confermato la sentenza del Tar della Toscana che nel 2015 aveva già accolto i ricorsi presentati da Guerri tramite l’avvocato Michele Greco con studio legale ad Orbetello: l’intento, appunto, era sempre stato quello di opporsi al procedimento di esproprio. In sostanza, il Consiglio di Stato «ha affermato l’illegittimità degli atti adottati dal ministero della difesa (Comune e Provincia avevano chiesto ed ottenuto la deroga al vincolo aeronautico, ndr), dalla provincia e dal comune di Grosseto accogliendo le contestazioni da noi sollevate – spiega l’avvocato Greco – prima fra tutte l’omessa valutazione dei rischi che il passaggio del tracciato di fronte alla pista dell’aeroporto militare avrebbe comportato per la pubblica incolumità». Siamo proprio nei pressi del punto in cui nel ’93 un F104 mancò il decollo e andò a finire dritto nel campo prospiciente (cioè i terreni di Guerri), sfiorando prima un’automobile che stava passando lungo la strada; in quel tragico incidente morì il giovane pilota Ettore Di Blasio. Il Consiglio di Stato precisa anche che comune e provincia di Grosseto avrebbero dovuto tenere in considerazione le osservazioni presentate da Guerri «già nel 2007 – precisa l’avvocato Greco – prima che la variante al tracciato fosse approvata» perché in effetti, all’origine, il tracciato era diverso: il progetto preliminare relativo al nuovo tracciato è stato approvato dalla giunta provinciale nel 2005, mentre la previsione di piano regolatore che contemplava l’originario tracciato risale addirittura al 1974.



La vicenda giudiziaria è durata tredici anni, ma oltre a quello delle “carte bollate” – del Tar e del Consiglio di Stato – c’è un secondo piano lungo cui la vicenda si è snodata. Il progetto della bretellina è tornato più volte in auge e altrettante è stato rispedito in soffitta: basti pensare che in tanti ricordano che nel 2009 – con Leonardo Marras a Palazzo Aldobrandeschi ed Emilio Bonifazi in Municipio – il cantiere sembrava al taglio del nastro. Poi nulla. Solo alla fine del 2017 la questione venne riaperta e il tracciato rispolverato, rivisto e modificato ancora, più volte, dai geometri della Provincia, per trovare un accordo con Guerri. Nulla di fatto: secondo il proprietario dei terreni le versioni erano sempre troppo impattanti sulla sua proprietà. Proprio nel 2017 l’intento di Provincia e Comune fu quello di cercare una soluzione definitiva – e non “tampone” – alle richieste dei residenti del quartiere Verde Maremma che lamentavano – lamentano – l’oppressione subita dal traffico pesante lungo il viale Uranio.



Soddisfatto per come si è conclusa la lunga vicenda, l’avvocato Greco vuole precisare che «Rolando Guerri ha sempre lottato non per impedire la realizzazione della circonvallazione, la cui utilità non ha mai contestato, ma per chiedere che fosse realizzata lì dove originariamente era prevista dal Piano regolatore del Comune, e cioè lontano dalla sua azienda, che sarebbe stata letteralmente distrutta dal tracciato, e dalla pista di decollo e atterraggio dell’aeroporto militare, esattamente come oggi il Consiglio di Stato ha affermato». –

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