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Anche le guide ambientali dicono no ai gessi rossi

lina senserini
Anche le guide ambientali dicono no ai gessi rossi

Il progetto di Pietratonda viene ritenuto «estremamente dannoso per l’area» Alla cava è tornato spontaneamente il bosco, l’intervento previsto sarebbe fatale

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Campagnatico

Anche le guide ambientali della provincia di Grosseto contro i gessi rossi nell’area mineraria di Pietratonda.

Il mondo economico, ambientalista, sportivo, associativo e non solo è ormai unanimemente schierato contro il progetto di trasformare le ex cave di caolino e sabbia silicea in una discarica – chiamiamola con il suo nome – per gli scarti di lavorazione del biossido di titanio, prodotto negli stabilimenti della Venator a Scarlino. Il 9 dicembre è convocata a Grosseto la conferenza dei servizi per decidere se il progetto presentato dalla proprietà dell’area, Accornero srl, si potrà fare o meno. Intanto sale l’attenzione su quello che gli stessi sindaci di Campagnatico e Civitella-Paganico hanno definito «uno scempio», contro il quale si sono mobilitati i cittadini dei due comuni, sostenuti dalle associazioni ambientaliste. Questa volta sono le guide ambientali ad esprimere il proprio dissenso, con l’appoggio delle associazioni di categoria Confguide/Confcommercio, Federagit/Confesercenti, Associazione Guide Ambientali Europee, Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche.

«Riteniamo estremamente dannosa per l’ambiente la scelta di riempire la cava con questi rifiuti speciali, peraltro in quantità molto superiori a quelle ipotizzabili per il ripristino – scrivono – in un’area in cui è spontaneamente tornato il bosco, tanto che il settore Miniere della Regione Toscana nel 2014 ha approvato il progetto di rinaturalizzazione “senza l’apporto di materiale esterno” . Se invece arrivassero i gessi rossi, ci sarebbero risvolti negativi per l’ecosistema, tra cui l’inquinamento causato dalle polveri, sia durante il trasporto che dopo il posizionamento, la prospettiva di possibili infiltrazioni nella falda con manganese, cloruri, solfati e altro ancora, come avvenuto nella piana di Scarlino. L’inquinamento delle falde acquifere nell’area circostante, ricca di agriturismi, campi coltivati e allevamenti, sarebbe inevitabile, data la presenza di calcare cavernoso nel sottosuolo dell’ex cava; se questo avvenisse, la vicinanza del fiume Ombrone farebbe ipotizzare danni ancora più gravi, visto che scorre per gli ultimi chilometri all’interno del Parco Regionale della Maremma. Chiediamo quindi che si provveda a smaltire i gessi rossi con modalità all’avanguardia, per evitare la necessità di concentrarli in qualsiasi luogo del nostro territorio, perché ciò comporterebbe ricadute insanabili sul settore turistico e delle produzioni agricole tipiche. Gli ecosistemi sono il nostro ambito lavorativo, in cui svolgiamo la nostra attività grazie alla presenza di aree di alto valore naturalistico. L’immagine della Maremma come terra incontaminata, che ci rende vincenti nel turismo e nelle produzioni alimentari, sarebbe per sempre compromessa – concludono – e distruggerebbe anni di lavoro per posizionare le nostre località tra le più ambite a livello europeo». —

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