Il Tirreno

Grosseto

la causa di lavoro 

Sentenza contro AdF Le Usb soddisfatte

Sentenza contro AdF Le Usb soddisfatte

«Non potevano essere negati i diritti dei sei dipendenti L’azienda utilizzi il denaro per migliorare i servizi» 

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grosseto

La federazione provinciale di Grosseto delle Usb saluta con favore la sentenza con la quale, ne abbiamo parlato nell’edizione di ieri, Acquedotto del Fiora è adesso obbligata a riconoscere un inquadramento superiore a sei dipendenti, con il versamento delle differenze retributive nel frattempo maturate.

«Esprimiamo piena soddisfazione per il risultato ottenuto dai lavoratori e per il riconoscimento che viene fatto della loro professionalità e preparazione ma, al contempo, ci auguriamo che la dirigenza di Acquedotto del Fiora si mostri in futuro più cauta nell’uso del denaro pubblico e lo usi non per pagare spese legali in cause volte a disconoscere palesi ed innegabili diritti ma, molto più proficuamente, per migliorare il servizio alla cittadinanza», osserva in un comunicato la federazione delle Unioni sindacati di base.

Le Usb ripercorrono la vicenda e ricordano che tutto aveva preso il via nel 2016, con la costituzione della sala monitoraggio «cioè la struttura operativa che ha, fra gli altri, il compito di segnalare i guasti alla rete idrica alle autorità locali, quello di interagire da remoto sulla condotta comandandone le operazioni e quello di far intervenire le squadre di lavoro per le riparazioni e le esigenze di vario tipo che si possono presentare. Il 28 settembre 2016 - aggiunge la federazione delle Usb - viene quindi siglato un accordo sindacale che prevede che i lavoratori destinati a prestare il loro lavoro nella sala monitoraggio, vengano inquadrati, data la complessità dell’attività e la rilevanza che comporta in termini di efficienza del servizio alla cittadinanza, al V livello retributivo. Accordo che, però, rimane solo sulla carta perché mai applicato dal Fiora».

Così i sei lavoratori, in parte iscritti a Usb e in parte no, avevano incaricato l’avvocato Andrea Bartalucci. Respinta la richiesta per addivenire ad un accordo “bonario” («risibile la motivazione che i lavoratori starebbero sempre seguendo un percorso formativo e che solo alla fine dello stesso sarebbe stato possibile ottenere l’inquadramento previsto»), rimaste inascoltate le richieste dei dipendenti («nonostante la loro disponibilità a rinunciare a parte di quanto di loro spettanza in cambio del riconoscimento contrattuale»), a maggio 2019 venne presentato il ricorso, che adesso ha dato ragione a Alessio Moscatelli, Fausto Giommoni, Stefano Sbrana, Lorenzo Pruneti, Marco Vichi e Yuri Bianchini. Sia perché c’era un patto con l’azienda sia perché le mansioni svolte imponevano comunque il riconoscimento del livello superiore, il quinto. —

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