Il Tirreno

Grosseto

Resta orfana di padre, la madre si allontana Il nonno paterno la segue e ne diventa affidatario

pierluigi sposato

Il Tribunale per i minorenni di Firenze ha accolto il ricorso dell’uomo che adesso potrà svolgere le funzioni della potestà genitoriale 

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la storia

Non è caso frequente che i bambini vengano affidati legalmente ai nonni. Ma nel caso di Antonella (nome di fantasia), poco meno di 8 anni, rimasta orfana di padre e con la madre in una situazione difficile da un punto di vista psicologico e morale, la scelta del giudice del Tribunale per i minorenni ha riconosciuto l’attenzione, l’affetto e le capacità dell’uomo, che di fatto si era sostituito anche alla mamma. Il tutto nell’interesse di Antonella.

Il nonno paterno Stefano (anche in questo caso il nome è di fantasia) ha ricevuto adesso l’affidamento, il collocamento a casa sua per 24 mesi con eventuale proroga, la responsabilità genitoriale anche in relazione ai rapporti con la scuola e con le autorità sanitarie. È una vicenda nata nel 2018 in un centro della zona nord della provincia quella di cui si è occupato il Tribunale dei minori, nata quando l’uomo –nonno paterno – si era rivolto all’avvocato Barbara Chelli segnalando la situazione in cui si trovava la piccola, nata dall’unione di un italiano e di una donna di nazionalità straniera. Il padre era morto quello stesso anno e la donna era piombata in uno stato di depressione dal quale non riusciva a riprendersi; anzi, si era sempre più allontanata dalla figlia, lasciandola sostanzialmente alle cure del nonno e della compagna di lui. E Stefano se ne era fatto pieno carico, anche se per lui era difficile se non impossibile sostituirsi in tutto e per tutto a chi aveva la potestà genitoriale: in tutti gli ambiti, da quello scolastico a quello inerente la salute. Il nonno non poteva prendere decisioni sulla gestione ordinaria della bambina, partecipare ai ricevimenti scolastici, autorizzarla a partecipare a una gita scolastica, nemmeno iscriverla a uno corso di attività sportiva. Avrebbe dovuto pensarci la mamma. Ma la mamma era assente.

Antonella non poteva essere lasciata così, i nonni si struggevano anche al solo pensiero degli ostacoli che sorgevano giorno dopo giorno sulla vita di Antonella, vita già di per sé difficile con la morte del padre. Occorreva fare qualcosa, oltre a quanto già stavano facendo i servizi sociali del Comune, ai quali Stefano si era rivolto: il personale aveva seguito sia la piccola sia la mamma, svolgendo un ruolo fondamentale in attesa che il Tribunale per i minorenni prendesse una decisione. Antonella cresceva, cresce ancora, non poteva essere perso del tempo. L’anno scorso, a settembre, l’avvocato aveva presentato un ricorso per chiedere l’affidamento condiviso o anche esclusivo della piccola in favore del nonno. Era stato aperto un fascicolo, i giudici avevano esaminato scrupolosamente tutta la documentazione fornita, con tutte le cautele che richiedono casi del genere. E pochi giorni fa la decisione, immediatamente esecutiva, comunicata all’avvocato Chelli e al suo collega Roberto Stori, con Stefano diventato affidatario di Antonella. Ma i giudici fiorentini hanno pensato contestualmente anche alla mamma. Non soltanto perché la donna è stata naturalmente autorizzata a incontrare la figlia, secondo un calendario che dovrà essere seguito dai servizi sociali (una volta a settimana, senza pernottamenti), ma perché il Tribunale ha invitato la donna a sottoporsi a percorsi terapeutico e di sostegno alle competenze genitoriali, percorsi di cui si occupano l’Unità funzionale salute mentale adulti e il consultorio. — pierluigi sposato



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