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Secchiate d’acqua sulla band: condannata

Francesca Gori
Secchiate d’acqua sulla band: condannata

I musicisti stavano suonando davanti al Ricasoli: l’anziana dovrà scontare 4 mesi (pena sospesa) e 5mila euro di danni

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Le sono costate quattro mesi di reclusione (con pena sospesa), cinquemila euro di danni da pagare, oltre alle spese processuali, le due secchiate d’acqua che una donna di 79 anni, Grazia Calore, lanciò dalla finestra del suo appartamento in via Ricasoli, centrando in pieno la band che la sera tra il 13 e il 14 luglio di tre anni fa si stava esibendo durante una delle serate della Notte sì ma di giovedì.

Si è concluso così, ieri mattina al tribunale di piazza Albegna, il processo a carico della donna davanti al giudice Adolfo Di Zenzo (vice procuratore onorario Leonardo Brogi): Calore era difesa dall’avvocato Roberto Baccheschi, mentre a rappresentare Alessio Buccella, il musicista dei Funky Donkey che si è costituito parte civile, è stato l’avvocato Giuseppe Nicosia.

Il giudice si è preso trenta giorni di tempo per depositare le motivazioni della sentenza, che ha visto la donna in aula, con l’accusa di danneggiamento. I musicisti erano stati costretti a interrompere subito la loro esibizione: era passata mezzanotte da pochi minuti quando la prima secchiata d’acqua era finita sugli strumenti, seguita a ruota da un’altra.

Davanti al bar Ricasoli, dove i Funky Donkey erano stati chiamati a suonare per uno degli appuntamenti estivi della “Notte si ma di giovedì” calò il silenzio: chi stava ascoltando i musicisti suonare rimase senza parole di fronte a quel gesto così dirompente.

Di proteste e di polemiche, tra via Ricasoli e piazza del Sale, da parte di residenti in guerra con i rumori, ce ne sono state tante e tanti sono stati anche gli esposti presentati contro i locali. Ma mai nessuno aveva pensato di lanciare due secchiate d’acqua sui musicisti, danneggiando però i loro strumenti.

Una volta ricevuta la querela, la Procura delegò i carabinieri per le indagini: quando i militari si presentarono nell’appartamento della donna, fu la stessa anziana a dire che sì, a tirare quelle due secchiate d’acqua, era stata lei. Poi c’era stata la sfilata dei testimoni della difesa in aula: vicini di casa, esasperati anche loro, come la signora Calore, per il rumore che erano costretti a sopportare soprattutto durante il fine settimana e in estate.

Il concerto era stato regolarmente autorizzato (deroga per la musica fino all’1), aveva spiegato la band, aggiungendo che soltanto per un caso il getto dell’acqua non aveva causato un incidente elettrico e comunque spiegando che moltissime persone avevano assistito ai fatti. Tutti i residenti avevano confermato che per loro, dormire quando fuori c’era la musica che suonava sotto alle loro finestre, era impossibile. Ma quelle secchiate d’acqua, non dovevano precipitare dall’ultimo piano del palazzo: di questo, è stato certo il giudice che ha emesso la sentenza di condanna. —

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