Il Tirreno

Grosseto

castiglione della pescaia 

Idea barriere soffolte contro l’erosione Terramare è dubbiosa

enrico giovannelli

Il genio civile aveva previsto questa strategia nel 2016 Per l’associazione sarebbe opportuno valutarne gli effetti

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA.

La Regione Toscana nel 2016 ha programmato, attraverso un documento operativo, una serie di azioni per il recupero e il riequilibrio della fascia costiera, compreso il tratto di costa che va dal porto di Castiglione della Pescaia a Rocchette.

L’erosione è uno dei problemi che attanaglia quasi tutti i litorali costieri, ed era prevedibile che si pensasse a come arginare la situazione. Il genio civile Toscana sud, in base al progetto preliminare, ha previsto un’azione di ripascimento e soprattutto la realizzazione di protezioni con i “pennelli a radice emersa”: una sorta di barriere soffolte, sull’esempio di Punta Ala. Nel documento tali opere vengono suggerite e non indicate come necessarie (si parla di associare ripascimento e riequilibrio “eventualmente con opere di protezione”), e vengono altresì indicate nel caso “a basso impatto ambientale”. A prendere posizione è stata l’associazione Terramare, tramite una nota del suo presidente Maurizio Zaccherotti, a nome anche del Coordinamento Nazionale Acquaviva Uisp: «L’erosione costiera è un problema che interessa un territorio intero e che deve necessariamente essere affrontato in forma coordinata e integrata con i vari enti, amministrazioni e cittadini – scrive Zaccherotti – Il regime di emergenza in questo senso deve essere perciò rivisto, soprattutto a fronte di un documento operativo risalente al 2016 che poteva prevedere alcune azioni di concertazione con i vari portatori d’interesse che vivono e usufruiscono della risorsa mare/costa, così come previsto tra l’altro da uno dei metaobiettivi del Pit, secondo cui andrebbe raggiunto il rafforzamento del rapporto tra cura del paesaggio e cittadinanza attiva per garantire il carattere di bene comune del paesaggio toscano».

Il progetto però sembra già fatto, con la costruzione appunto delle barriere rigide soffolte fino a Rocchette, che dovrebbe essere la soluzione definitiva al problema. Terramare però s’interroga se non sono stati sottovalutati molti aspetti, non ultimo quello della concertazione con i portatori d’interesse e alcuni aspetti legati all’habitat. «Come riportato dalle linee guida Ispra “è noto che la realizzazione di interventi di difesa della costa, necessari per preservare e proteggere dall’erosione arenili, edifici e infrastrutture, determina cambiamenti sull’ambiente, che possono generare impatti significativi soprattutto in presenza di habitat e/o specie sensibili”.

«In fase di pianificazione e progettazione di un’opera di difesa costiera quindi – scrive sempre Zaccherotti – sarebbe necessario tenere conto non solo dell’efficacia di un’opera nel contrastare l’erosione, ma anche degli effetti che la sua presenza può generare sull’ambiente emerso e sommerso». «C’è inoltre da considerare un problema legato alla sicurezza in acqua – prosegue Zaccherotti – Come noto nell’area in questione il turismo è molto sviluppato, così come anche le attività sportive. Le opere rigide, e in particolare i pennelli ortogonali alla riva, possono creare minacce per i natanti e per i bagnanti. Tali opere modificano le correnti indotte dal moto ondoso con la generazione di forti gradienti di velocità, che possono generare condizioni di pericolo. Non ultimo la punta di Rocchette rappresenta una meta surfistica importante, che richiama sportivi da tutta Italia. Con tale intervento lo sport sarebbe inevitabilmente distrutto». Terramare suggerisce di incentivare la partecipazione attiva, per capire la programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori di riferimento unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale. –



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