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Violenza sulle donne Anpi contro Comune per il concorso su Fb

Francesca Ferri
Violenza sulle donne Anpi contro Comune per il concorso su Fb

Per la Giornata internazionale l’amministrazione lancia il voto  Niccolai: «Si studino il testo di “Faccetta nera” o gli stupri di guerra»

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La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne «deve essere un momento di riflessione sul fenomeno della violenza sulle donne, non un concorso su Facebook». A parlare è il presidente della sezione Anpi di Manciano, Lucio Niccolai, che critica l’iniziativa lanciata la scorsa settimana dal Comune di Manciano in vista del 25 novembre, che tutto il mondo è occasione per sensibilizzare sul problema della violenza contro le donne.

Il Comune ha lanciato sulla sua pagina Facebook una sorta di “indagine” per votare la donna che più si è distinta in sei ambiti: sociale, sanitario, culturale, scientifico, imprenditoriale sportivo. L’iniziativa ha avuto un bel seguito, con quasi duecento segnalazioni. Ma non è piaciuta all’Anpi, che la definisce una «gara squalificante e poco rispettosa della dignità femminile».

«Una scelta davvero poco felice e assolutamente incongrua rispetto ai temi della giornata – dice Niccolai –. E sì che argomenti per ragionare sulla violenza contro le donne, anche a livello locale, non sarebbero mancati, specialmente quest’anno. Solo pochi giorni fa, ad esempio, una consigliera comunale è stata pesantemente attaccata su Facebook con toni razzisti e misogini, specchio di una realtà di arretratezza e pregiudizi, troppo spesso tollerata e giustificata, e l’amministrazione comunale non si è neppure degnata di esprimerle formalmente la propria solidarietà: poteva essere questa l’occasione per rimediare». L’accenno è al caso della consigliera Hannah Lesch, segretaria del Pd mancianese. Ma non solo.

A primavera il vicesindaco Luca Pallini commentò con un emoticon a forma di sole che ride un post che riportava l’inno fascista “Faccetta nera”. Si scusò, presentò le dimissioni, ma il sindaco Mirco Morini le respinse.

«Si poteva pensare – suggerisce oggi in proposito Lucio Niccolai – di organizzare una bella giornata di studio, obbligatoria la partecipazione per gli stessi amministratori, dedicata a un’analisi testuale della canzonaccia “Faccetta nera” cui qualcuno di loro, “distrattamente”, ha posto un plateale segno di approvazione proprio nel giorno della Liberazione nazionale, senza che nessuno degli altri abbia ritenuto opportuno dissociarsi. Una giornata dedicata ai crimini di guerra italiani in Etiopia, alle violenze e agli stupri perpetrati contro le belle abissine alle quali il fascismo prometteva di dare “il nostro Duce e il nostro Re”, da concludersi con la lettura ad alta voce di alcuni articoli di quella Costituzione repubblicana su cui pure, anche i nostri amministratori, hanno giurato».

In passato, riconosce Niccolai, ci sono state delle esperienze positive per vivere questa giornata, anche con la collaborazione dell’associazione Olympia De Gouges, che gestisce lo sportello di ascolto e «che per l’occasione non sembra sia stata neppure consultata», dice Niccolai. Che ne ha anche per l’assessorato alle Pari opportunità («inesistente», dice), ma soprattutto con il concetto di “premio” per le donne più votate su Facebook, una «farsa – dice Niccolai – che evoca sgradevoli ricordi del ventennio, quando si premiavano le fattrici di più figli da destinare alla guerra o quelle che battezzavano i loro bambini con il nome del Duce».

«Provocatoriamente l’Anpi – dice Niccolai – ha messo in campo il nome di una donna partigiana: Mariella Gori che, all’età di 16 anni, ha partecipato alla guerra di Liberazione e ha combattuto per garantirci quella Costituzione che oggi in troppi insultano e calpestano. Non certamente per farle avere un premio, che magari non avrebbe neppure voluto, ma per trasformare questa farsa in un’occasione per parlare di lei, per farla conoscere, per tornare a chiedere che le sia dedicata una strada. Queste sono le donne che ci piacciono, il nostro modello di riferimento, donne coraggiose, che trovano la loro strada, anche sfidando le convenzioni sociali, e che combattono per tutti, uomini e donne, senza bisogno di premi in improvvidi concorsi ideati per attirare facile consenso».



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