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Ibis eremita ucciso, in crescita i casi di bracconaggio

giovanna mezzana
Ibis eremita ucciso, in crescita i casi di bracconaggio

Il Gps che portava Afra,  esemplare femmina  della specie rara e protetta, ha indicato che le hanno sparato al confine tra Liguria e Toscana

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orbetello

Un altro ibis eremita è entrato nel mirino dei bracconieri. È stata trovata morta Afra, un esemplare femmina della specie rara, protetta e a rischio estinzione, per la tutela della quale in questi anni si è fatto molto: e la Maremma – con l’Oasi Wwf di Orbetello – ha offerto la culla ideale a questa missione.

Proveniva dalla nuova colonia di riproduzione di Überlingen sul Lago di Costanza Afra e stava raggiungendo l’oasi lagunare. Poco prima di superare il confine tra Liguria e Toscana, all’altezza della provincia della Spezia – a Sarzana – il volo di Afra è stato arrestato per sempre.

La ricostruzione è del gruppo Waldrappteam – curatore del progetto di conservazione dell’ibis eremita, che lega con un filo rosso otto partner in Austria, Germania e Italia, con l’Oasi Wwf di Orbetello. Il 9 novembre Afra ha superato la costa spezzina e – poco più avanti – i dati del suo trasmettitore Gps ad energia solare hanno indicato che è stata uccisa. Il servizio Cites dell’Arma dei carabinieri della Spezia e la Procura della Repubblica della Spezia – che Waldrappteam ringrazia per il grande impegno investigativo – sono stati informati e le indagini sono state avviate. Bisognerà attendere per sapere di chi è la doppietta che ha sparato e ha ucciso Afra.

Il bracconaggio causa sofferenza agli animali e minaccia la biodiversità. «Nell’ambito del progetto di reintroduzione, la caccia illegale provoca anche una notevole perdita di risorse economiche – nota il Waldrappteam – Per Afra, per esempio, il danno economico è stimato intorno a 15mila euro».

L’ibis eremita non è l’unica specie di volatili minacciata. Anzi. C’è un effetto collaterale della pandemia da coronavirus che forse fino ad ora era rimasto sotto traccia: almeno agli occhi di chi è impegnato su altri fronti rispetto a chi invece quotidianamente si prende cura della biodiversità. Il timore di essere contagiati ma anche l’obbligo del mantenimento della distanza sociale hanno indotto a un incremento delle attività ricreative all’aperto – la Maremma si presta moltissimo, da nord a sud – pur con delle restrizioni, adesso che la Toscana è entrata in zona rossa. E proprio questa abitudine che è diventata più frequente e diffusa – trascorrere più tempo all’aria aperta – è andata di pari passo con un aumento dei casi di bracconaggio. Tant’è «che per l’Oasi Wwf di Orbetello – nota Fabio Cianchi, coordinatore delle oasi del panda della Maremma – abbiamo chiesto il supporto dei carabinieri forestali e della polizia provinciale. Nella nostra oasi abbiamo rilevato attività di bracconaggio ai danni del cinghiale, ma purtroppo il fenomeno è in crescita ovunque. Ottobre-novembre, periodo migratorio, è purtroppo quello più critico. E non bisogna ritenere che, dato che la caccia è sospesa per la pandemia, non ci sia nessuno che giri con un fucile». –



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