Sicurezza
Caso Palamara, incolpazione per il pm Stefano Pizza
Inviate le contestazioni a 27 togati, per 11 chiesto il giudizio disciplinare Il procuratore è accusato di attività di dossieraggio sulla collega Arianna Ciavattini
grosseto
Le migliaia di pagine di chat tra il leader della corrente Unicost ed ex presidente dell’Anm Luca Palamara e molti magistrati sono stata analizzate fin nelle virgole dalla procura generale della Cassazione. Il numero uno dell’Anm, a ottobre, è stato espulso dalla magistratura e ora, per 27 toghe, sono arrivate le contestazioni, firmate dal procuratore generale di Cassazione Giovanni Salvi: per undici magistrati è già stato chiesto il giudizio.
I “Palamara papers” sono arrivati anche a Grosseto: tra i sedici magistrati che hanno ricevuto l’incolpazione, c’è infatti Stefano Pizza, pm a Grosseto fino al 2017, uno dei tre togati che ha coordinato le difficili indagini sul naufragio della Concordia. I comportamenti contestati al magistrato non sarebbero stati in linea con l’onorabilità della magistratura. Pizza infatti, dopo il suo trasferimento a Roma, avrebbe fatto insieme a Palamara un’attività di dossieraggio ai danni della sua collega Arianna Ciavattini per screditarla.
È il 27 ottobre quando comincia lo scambio di messaggi che riguardano il magistrato grossetano: Pizza dice a Palamara di aver scoperto che la collega in passato era stata iscritta a Forza Italia e che la madre della donna, Doretta Guidi, aveva ricoperto un incarico per il partito di Silvio Berlusconi. Era stata consigliera provinciale, mentre Ciavattini, nel 1999, era stata nominata segretaria della sezione di Orbetello di Forza Italia e nello stesso anno ricopriva il ruolo di responsabile provinciale della comunicazione del partito di Berlusconi. Un passato che secondo Pizza avrebbe giocato un ruolo nell’aula del tribunale. Secondo il magistrato che aveva condotto l’indagine su Elismo Pesucci, ex sindaco di Campagnatico, la sua collega avrebbe dovuto rinunciare a quel fascicolo, passandolo a un altro magistrato. Conosceva l’imputato, avevano militato nello stesso partito. Pizza quindi chiede aiuto a Palamara e i due avrebbero deciso di far arrivare quelle carte, raccolte appunto dal pm che a Grosseto ha coordinato le indagini sul naufragio della Concordia, alla stampa, attraverso alcuni giornalisti amici.
Pizza però, vedendo che il progetto non si stava concretizzando, si era detto anche pronto a presentare un esposto, in modo tale che la Procura generale potesse presentare appello contro quel processo. A dire al magistrato che la sua collega aveva militato in Forza Italia, specificando anche che più di una volta, negli uffici della procura di Grosseto avrebbe messo in dubbio la bontà del lavoro di Pizza, sarebbero stati alcuni agenti di polizia giudiziaria. E qualcuno di loro avrebbe anche scritto una memoria inviata poi all’ex pm di Grosseto. Ciavattini aveva chiesto (e ottenuto) che Pesucci fosse assolto. Ed è su quella richiesta che si è appuntata l’attenzione del suo predecessore, che in questa vicenda non sembra mai prendere in considerazione, ad esempio, la decisione presa dal giudice che ha assolto l’ex sindaco di campagnatico. Come se il pm avesse potuto fare tutto da sola.
Il 13 aprile 2018, Pizza scrive a Palamara, dicendogli di essere pronto a depositare al Consiglio giudiziario di Firenze il materiale raccolto durante i mesi che sono seguiti alla richiesta di assoluzione nei confronti di Pesucci. Ma l’esposto, inviato alla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura e al consiglio giudiziario di Firenze, era stato inviato in forma anonima. Nel dossier ci sarebbero stati un collage di articoli che riguardavano il processo finito nel mirino di Pizza.
Poi il magistrato si sarebbe riservato di scrivere probabilmente una memoria, in modo tale che il Csm avrebbe potuto aprire una pratica d’ufficio con il benestare dell’ex consigliere Palamara. I giornalisti che sarebbero stati contattati da Pizza e Palamara in un primo momento avrebbero mostrato interesse per la notizia ma poi non avrebbero lasciato spazio sulle testate per le quali lavorano, per quel dossier.
Ora il contenuto di quelle chat, finito nelle mani della procura generale rischia di costare caro al pm Pizza che dovrà difendersi, in sede disciplinare, delle accuse che gli sono state mosse, tra cui quella di aver avuto comportamenti che mal si addicono a un magistrato. —
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