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Grosseto

il lutto 

Addio al “Professore”, il mago che ascoltava il cuore dei motori

Francesca Gori
Addio al “Professore”, il mago che ascoltava il cuore dei motori

Carlo Moscadelli era stato meccanico dell’Alfa Romeo Per fare le riparazioni utilizzava lo stetoscopio come i medici 

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GROSSETO: La tuta rossa addossa, rossa come il colore simbolo di tante auto rombanti. Lo stemma dell’Ala Romeo cucito sul cuore più che sul petto e quel sistema di prendersi cura dei motori che non era tanto del meccanico, quanto più del dottore. Carlo Moscadelli è morto sabato, all’età di 80 anni. Si era ammalato la scorsa estate e nonostante avesse ingaggiato una lotta feroce contro la malattia, lui che era stato sempre una roccia, è dovuto soccombere. È morto all’ospedale, ma suo figlio Andrea ha volto che i tanti amici e parenti lo salutassero nell’ultima volta nel suo regno. Nel garage sotto casa, sistemato sul ponte dove fino a poco prima aveva continuato a lavorare anche dopo la pensione. Perché il meccanico, per Carlo, non era un mestiere, era una passione.

«L’ultimo lavoro che ha fatto - ricorda il figlio Andrea - è stato sistemare una Gilera 500 del 1930, un’ex moto militare, che aveva trovato vicino a Sterpeto pochi giorni dopo che era morto suo padre. da allora, ogni giorno dedicava a quella Gilera un po’ del suo tempo». Carlo Moscadelli ha cominciato a lavorare in Alfa Romeo. A quei tempi lo cercavano anche dalla casa madre per sistemare i motori dei bolidi della Formula 1. A Grosseto, l’officina era vicina alla stazione. Poi decise di mettersi insieme ad altri soci e aprì l’officina Alfa Roma in via Francia, proprio davanti alla vecchia pesa del Padovani. «A Grosseto, per far riparare i motori - ricorda il figlio di Moscadelli - venivano da tutta Italia». Indossava lo stetoscopio e auscultava “il cuore” dei motori. Per questo lo chiamavano il Professore. Il suo motto era: «Quello che manca si rifà».

Sposato con Orietta Bartalucci, padre di Andrea, tecnico di macchine industriali e di Alessandra, Carlo Moscadelli ha segnato la storia dell’arte meccanica in Maremma. Da lui niente era impossibile: qualunque problema avesse il motore di un’auto o di una due ruote, Carlo trovava il modo di sistemarlo. Insieme all’assessore alla Sicurezza Fausto Turbanti e al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, il meccanico aveva in programma, la prossima primavera, di organizzare una manifestazione con tutti i pezzi che compongono il suo museo privato. Carlo se n’è andato e la città, nei giorni passati, ha voluto rendergli omaggio. Ora riposa al cimitero di Sterpeto, poco lontano dal punto in cui aveva ritrovato la Gilera, l’ultima moto che aveva fatto tornare a rombare.
 

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