Sicurezza
Ristoratori e albergatori con l’acqua alla gola
Le somme del ristoro previsto dal governo stanno già arrivando in Maremma ma non basterebbero nemmeno per pagare le spese fisse. Ecco i calcoli.
Grosseto In Maremma sono arrivati i primi ristori stanziati di recente dal governo per tamponare gli effetti economici della pandemia da coronavirus, ma non bastano neanche a pagare le spese, secondo i beneficiari: figuriamoci a programmare il futuro. Domenico Pichini, chef di Pitigliano, li definisce “pannicelli caldi”, riprendendo l’immagine delle pezzuole scaldate per curare ferite profonde. È l’espressione popolare che esprime una misura insufficiente, inadeguata. «Siamo chiusi nei momenti più importanti dell’anno» per gli incassi, fa eco Lauro Masi, albergatore di Manciano.
I contributi promessi dal governo per quelle attività costrette di nuovo a chiudere a seguito delle restrizioni messe in campo per arginare il contagio sono quindi arrivati anche agli imprenditori maremmani, che però non trovano alcun ristoro dai ristori. Lo confermano anche le associazioni di categoria.
Confcommercio, ad esempio, spiega che oltre il 50% degli associati che ne avevano diritto ha ricevuto il contributo, senza che sia stato necessario fare domanda. Stesso quadro lo offre Cna. Ma il fatto che il decreto sborsi i soldi previsti non significa che l’aiuto sia efficace per le imprese.
«A caval donato non si guarda in bocca, ma con queste cifre non riusciamo neanche a pagare le spese dell’attività», dice Pichini del ristorante Il Tufo Allegro di Pitigiliano. Ecco i conti: «Il contributo è stato calcolando facendo la differenza tra l’incasso di aprile 2019 e l’incasso di aprile 2020: su questo, per i ristoratori, hanno calcolato il 20% e ce lo hanno dato», spiega lo chef che non dà il risultato dell’operazione, ma fa intendere che è insufficiente. «Solo a settembre abbiamo pagato 2mila euro di elettricità – spiega – Questi sono piccoli aiuti, ma certo non ti permettono di guardare avanti».
Le chiusure obbligate, poi, sono coincise con periodi ad alto tasso di incasso: «Abbiamo saltato la Pasqua, rischiamo di saltare le feste natalizie: e come ci arriviamo alla prossima Pasqua?» , si chiede Pichini, proponendo poi una metafora. Eccola: «È come gettare il salvagente a un uomo che sta affogando nell’oceano: se è vicino alla costa, un salvagente riesce a salvarlo, ma se è in mezzo all’oceano che gli fa?» .
Anche Masi ha una metafora simile, che usa parlando della differenza tra i contributi previsti a primavera e quelli ricevuti oggi. «L’errore sono stati i 600 euro dell’esordio – dice – Se una persona sta affogando, devi gettarle il salvagente prima che vada giù». Pichini da Pitigliano e Masi da Manciano usano entrambi metafore di persone con l’acqua alla gola: e questo già significa di per sé.
«Il contributo sul calcolo del fatturato è giusto, anche se – prosegue Masi – il governo ha calcolato per gli albergatori il 33% sul mese di aprile 2019, ma noi lavoriamo 12 mesi». Masi ha un B&b a conduzione familiare a Saturnia, Villa Giulia, e anche lui esprime lo stesso disagio espresso dal ristoratore pitiglianese. «Il turismo termale trova il suo apice durante le feste o i ponti festivi, ma quest’anno non è andata così– racconta Pichini – I ristori non ti permettono di risolvere i problemi, perché le spese continuano a esserci. C’è chi ha l’affitto, chi i dipendenti. Noi abbiamo 5mila metri di giardino da curare e la natura non conosce restrizioni». –
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