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La farina di castagne del seccatoio di Bulci guarda a Slowfood
montieri
Sulle Colline Metallifere sono arrivati quei giorni magici dell’anno in cui, dopo la raccolta delle castagne, vengono riaccesi gli antichi seccatoi, piccolissimi edifici in pietra risalenti al 1700 circa, custoditi all’interno dei boschi o al limitare dei paesi. Una tradizione antica che oggi, grazie all’interessamento di tre soci gestori del seccatoio di Bulci, potrebbe dare vita ad un nuovo presidio Slow Food.
La strada è lunga e prevede anche la realizzazione di un disciplinare. Per arrivare alla farina servono dai 40 ai 60 giorni di lavorazione. Il fuoco va acceso nella camera bassa del seccatoio, mentre al piano superiore, separate da una grata in legno, vengono sistemate le castagne appena raccolte. Il fuoco è l’ingrediente principale: deve essere acceso con il legno di castagno ma non deve avere fiamma viva per non rendere amara e scura la farina, serve quindi costante controllo per tutto il procedimento. Un lavoro tramandato dai vecchi del paese e oggi messo di nuovo in pratica. Una volta terminata l’essiccazione si procede alla trebbiatura, anche in questo caso svolta con un vecchio macchinario. Infine si procede alla macinatura a pietra.
Sono tre i seccatoio che ad oggi sono tornati a funzionare tra le varie frazioni del Comune di Montieri e uno in particolare è gestito da Antonello Orlandini, in passato presidente dell’associazione Valorizzazione Castagna, insieme a due soci, Marco Mazzei e Luca Principi. C’è poi il seccatoio di Gerfalco e quello di Boccheggiano. Fondamentale per ottenere questa pregiata farina dal sapore affumicato è la materia prima e anche in questo caso intorno a Montieri l’impegno è tanto: «Si stanno recuperando molti castagneti – dice Orlandini – da anni ormai i privati si stanno prendendo cura dei boschi un tempo abbandonati». Tutto questo per ottenere una quantità piccola di prodotto ma molto preziosa: «Parliamo di 10 o 20 quintali di prodotto – prosegue Orlandini – La farina industriale di castagne viene venduta a 12 euro al chilo, la nostra se otteniamo il riconoscimento, dovrebbe andare tra i 14 e 16 euro. Noi lo facciamo per passione principalmente, per avere un prodotto naturale e totalmente sostenibile. Non bruciamo gas e non abbiamo Co2, puliamo le selve dei castagneti e usiamo solo scarti di piante morte o potate». Un lavoro affascinante che ha interessato anche una tv giapponese che lo scorso anno ha girato un lungo documentario a Montieri che, pare, abbia avuto molto successo. —
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