Lutto
«Agiremo contro i responsabili» Il Porto di Maremma affila le armi
“Succhionagate”: l’avvocato Luciano Serra ricorda i danni subiti. Mentre continua la bufera politica
Grosseto
«I processi si fanno in tribunale, ma posso dire che una volta terminato l’iter processuale la Marina di San Rocco agirà nei confronti dei colpevoli, se sono tali».
Così l’avvocato Luciano Serra, della Marina di San Rocco, domenica sera, al termine dell’approfondimento del Tg9 in cui si parlava del “Succhionagate”. Serra ha ricordato che il video girato nel 2016 dalla “Iena maremmana” fu «una notizia falsa, che ebbe oltre 18 milioni di visualizzazioni e portò un danno enorme alla nostra società e a tutti i suoi dipendenti. Quando vidi quelle immagini – ha detto Serra – mi vennero le lacrime agli occhi perché non sapevo cosa sarebbe potuto succedere nei giorni successivi».
Il video denunciava il riversamento, sulla spiaggia, di idrocarburi. In realtà era solo «la sabbia che noi – ha spiegato Serra – tutti gli anni spostiamo dal lato sud del porto, dove si accumula, al lato nord».
Quel video innescò anche indagini sulla Marina di San Rocco. «Eravamo già stati oggetto di controlli e di verifiche puntuali da parte del Noe – ha detto – e quando scoppiò la notizia furono affidate a loro le indagini: mantenere un equilibrio in quel momento era difficilissimo. Invece loro le portarono avanti con obiettività. La Procura – ha proseguito Serra – mantenne un equilibrio e una correttezza esemplari e devo ricordare anche il presidente della Regione Rossi che prese subito le difese, perché non era immaginabile che in un Paese civile si potessero scaricare idrocarburi in mare».
Ospiti, in trasmissione, anche il capogruppo di Italia Viva, Rinaldo Carlicchi, e l’assessore Giacomo Cerboni. «La vera notizia è che si trattava di una notizia falsa – ha sottolineato quest’ultimo – che però aveva ingenerato un pandemonio nella comunicazione politica». Cerboni ha ricordato il bagno “eroico”, viste le temperature, dell’allora candidato Vivarelli Colonna, fatto «per smontare quella notizia» e non «come hanno cercato di dire le opposizioni in questi giorni, per rintuzzare l’attacco al centrodestra da parte del centrosinistra».
Carlicchi ha ironizzato sull’eroismo di Vivarelli Colonna e ha riportato l’attenzione sul fatto che «in quella campagna elettorale il centrodestra, compatto, disse che non aveva alcun rapporto con questa vicenda. Oggi la Procura sostiene che un componente di questa maggioranza sarebbe responsabile della divulgazione di una notizia che ha devastato l’economia di Marina di Grosseto e noi, pur convinti che sarà il processo ad accertare i fatti e che nessun altro membro di questa amministrazione sia coinvolto, chiediamo un intervento sull’aspetto politico della vicenda».
Massimo Canino, giornalista di News Mediaset, intervenuto in trasmissione ha sottolineato l’improponibilità dell’accostamento tra la “Iena maremmana” e le Iene, quelle vere, che «fanno inchieste a volte pruriginose a volte imbarazzanti, ma prima che la notizia esca viene sempre verificata, perché questo è il mestiere di giornalista. In questi casi – ha poi affermato Canino – la politica dovrebbe fare quadrato intorno a imprenditori seri come quelli del Porto della Maremma».
Carlicchi ha riposto che il centrosinistra è pronto a fare quadrato, ma ha ribadito la richiesta «al presidente del consiglio comunale e al sindaco di intervenire perché – ha detto – a noi non sta bene che in consiglio sieda una persona accusata dalla procura come mandante di questo video, ne va della legittimità del consiglio comunale».
«Mi sarei aspettato – ha risposto Cerboni – prima che un atto di accusa alla maggioranza, che non è responsabile dei singoli, una chiara presa di posizione su questo modo di fare informazione, scandalistico, che scimmiotta quello che si fa a livello nazionale, ma con ben altra professionalità. Su questo l’opposizione ha taciuto. Si è dichiarata garantista, salvo poi abbandonare il garantismo in virtù di una questione morale, come se tutto fosse già deciso. Se vogliamo essere garantisti non possiamo anticipare il giudizio morale a quello processuale». —
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