Sicurezza
Le tappe del “Succhionagate”: da Fb ai sospetti di Palazzo
Il primo a commentare il video delle Iene Maremmane sull’idrovora del porto fu Fabrizio Rossi che prese le distanze subito dopo: «Non è opera nostra»
GROSSETO. Le carte della Procura sul video pubblicato ormai più di quattro anni fa sulla pagina Facebook delle Iene si sono abbattute come uno tsunami sul Comune. In quell’avviso di fine indagine, firmato dal sostituto procuratore Valeria Lazzarini, si ipotizza che quel video, che raccolse quasi venti milioni di visualizzazioni, fosse stato fatto da Lorenzo Mancineschi e da Davide Rossi, già a processo per diffamazione proprio per quel filmato, su commissione. Pagati - scrive il pm - dal consigliere comunale della Lega Pier Francesco Angelini.
La vicenda è nota. I due uomini, che all’epoca imitavano i giornalisti della trasmissione tv “Le Iene”, si presentarono al porto di Marina di Grosseto e ripresero l’idrovora che scaricava la sabbia appena aspirata. Sabbia e alghe, materiale organico. Dissero però che si trattava di uno sversamento di petrolio e quelle parole fecero il giro del mondo. Risultato: quel 25 aprile, le prenotazioni a Marina di Grosseto, vennero per buona parte annullate e in città si scatenò una guerra a colpi di post tra destra e sinistra. Già allora, il candidato a sindaco Lorenzo Mascagni tirò le orecchie a Fabrizio Rossi, numero uno di fratelli d’Italia e candidato al consiglio comunale (poi eletto con una valanga di voti e oggi assessore della giunta Vivarelli Colonna) perché aveva condiviso subito quel video.
Partì subito un botta e risposta piccato tra Mascagni e Rossi. Un botta risposta nel quale si inserì l’allora candidato sindaco del centrodestra Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che per far vedere a tutto il mondo che il mare di Marina di Grosseto era pulito, il giorno dopo la pubblicazione del video, andò a fare il bagno, nonostante le temperature non fossero proprio estive. «Vergogna, vergogna, vergogna. Ciò che sta facendo quel poco che resta della sinistra grossetana, capeggiata senza forza dal candidato Mascagni, è di una bassezza morale che mi sconcerta», si sfogò Vivarelli Colonna. «Fin dall’inizio della nostra campagna elettorale abbiamo parlato di programmi, di progetti, di idee». Pesarono, per Vivarelli Colonna, non le insinuazioni ma le accuse aperte. «Quindi sarò chiaro - disse - la mia coalizione non ha commissionato quel video e coloro che lo hanno realizzato non hanno nessun rapporto con noi», disse il candidato di Viva Grosseto che accusò Mascagni di usare «in maniera strumentale e spudorata questo episodio per biechi fini elettorali. Perché è questo l’unico motivo che ha trovato per avere un po’ di attenzione... È il delirio rabbioso di chi sa che perderà le elezioni e usa ogni mezzo». Oggi, a distanza di quattro anni da quel dibattito piccato, la Procura ha messo nero su bianco che l’allora candidato di Fratelli d’Italia poi passato alla Lega, avrebbe pagato per quel video. Mancineschi, dal canto suo, già quattro anni fa disse di aver ricevuto segnalazioni da parte di alcuni abitanti di Marina di Grosseto e di non essere stato spinto dalla politica. Sta di fatto, però, che oggi la “succhiona” di Marina ha scatenato un terremoto politico difficile da fermare. Un terremoto che ha anche strappato una risata, su Facebook, a chi si è imbattuto sul post di Claudio Renzetti, segretario della Cgil, che ha pubblicato una maglietta rossa con su scritto: «Parlateci della succhiona», chiaro riferimento al «Parlateci di Bibbiano», cavallo di battaglia della destra.
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