Gioco
L’opposizione chiede le dimissioni di Angelini «È una questione etica»
Garantisti sulla vicenda giudiziaria, si rivolgono però al sindaco e al presidente Pacella affinché appurino se ci siano stati davvero altri politici coinvolti
GROSSETO. Un’offensiva in piena regola, quella condotta dai gruppi consiliari del Partito democratico, del Movimento 5 stelle, della Lista Mascagni e di Italia Viva, nei confronti della maggioranza di centrodestra che governa Grosseto, scossa negli ultimi giorni dal cosiddetto “Succhionagate”.
Tutti i gruppi di opposizione, in modo compatto, chiedono un passo indietro al consigliere della Lega Pierfrancesco Angelini, eletto a suo tempo nella lista di Fratelli d’Italia e una presa di posizione al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e al presidente del consiglio comunale Cosimo Claudio Pacella. Un comunicato, quello diffuso ieri sera dalle minoranze, limato fin nelle virgole, in cui si fa riferimento anche a parole e post dell’attuale assessore all’urbanistica Fabrizio Rossi. «Apprendiamo dalla stampa – scrivono Lorenzo Mascagni, Daniela Lembo, Carlo De Martis e Rinaldo Carlicchi – che dietro alla vicenda del video con il quale nel pieno della campagna elettorale 2016 le cosiddette “Iene maremmane” accusavano la Marina di San Rocco, società partecipata dal Comune, di sversare idrocarburi in mare, ci sarebbe – secondo la Procura – anche il consigliere comunale Pierfrancesco Angelini. Usiamo il condizionale perché quando le vicende politiche si intrecciano con le indagini giudiziarie, si corre sempre il rischio di utilizzare impropriamente le seconde per delegittimare gli avversari politici. Noi non vogliamo questo». «Anche e soprattutto in questa occasione – prosegue la nota – intendiamo professarci garantisti, senza farlo a corrente alternata. Vogliamo quindi riconoscere, per prima cosa, che la presunzione di innocenza si applica anche al collega Angelini, accusato di aver finanziato le “Iene Maremmane”, confidando che sappia chiarire come le condotte che gli vengono addebitate non abbiano rilievo penale. Tuttavia, pur tenendoci rigorosamente fuori dall’ambito giudiziario, è difficile tacere su una storia così torbida, che solleva questioni di natura etica e porta con sé evidenti riflessi politici». Ed è proprio su questi ultimi che si soffermano i 12 consiglieri di minoranza, considerazioni su ciò che è accaduto e sui risvolti che ancora non si conoscono nel dettaglio.
Fino a pochi giorni fa nessuno immaginava che le cosiddette Iene maremmane, all’epoca in sintonia con la destra locale, potessero essere sostenute economicamente da ignoti benefattori. «La diffusione del video al centro dell’inchiesta della Procura di Grosseto – prosegue il comunicato firmato da M5s, Italia Viva, Lista Mascagni e Pd – parve una mossa non solo contro la società che gestiva il porto, ma anche contro l’amministrazione guidata da Emilio Bonifazi. E se ne incaricò di darne dimostrazione l’attuale assessore all’urbanistica Fabrizio Rossi, leader di Fratelli d’Italia, il quale si affrettò a condividere nella propria pagina Facebook il video poi risultato diffamatorio». Fu un brutto colpo per l’economia turistica locale, che proprio in quei giorni – era fine aprile del 2016 – si preparava alla stagione estiva. Il video lanciato dalle Iene Maremmane ebbe infatti milioni di visualizzazioni, danneggiando l’immagine del Porto, di Marina di Grosseto e della Maremma. Ne seguirono giorni di polemiche, con Fabrizio Rossi – prosegue il documento – costretto a fare frettolosamente retromarcia e l’allora candidato sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna chiamato a smentire ogni coinvolgimento della propria coalizione nell’operazione, cercando infine di recuperare consenso con il famoso bagno in mare, poco distante dagli scarichi della Succhiona. Oggi, a distanza di anni e alla luce di quanto sta emergendo, fa riflettere la rilettura di quelle polemiche. E sorprendono anche le dichiarazioni del consigliere Serra, collega di Foro e di partito di Angelini e vittima di questa brutta storia, che ha finito anche con l’infangare il nome di suo padre, all’epoca al vertice della Marina di San Rocco. Serra afferma che tra i messaggi scambiati tra il suo collega di partito e l’autore del video ce ne sarebbe uno «che coinvolgerebbe altri politici» e chiede che sia fatta chiarezza. Per i portavoce della minoranza «è un’esigenza etica prima che politica, quella di sapere quali altri politici siano stati coinvolti in quell’operazione». Per Italia Viva, Pd, M5s e Lista Mascagni «deve essere interesse di tutti, al di là degli schieramenti, preservare la genuinità della pubblica informazione dal rischio di fenomeni di manipolazione della comunicazione, così come preservare la serietà e la credibilità delle istituzioni democratiche. Per questo ci appelliamo al sindaco e al presidente del consiglio comunale, come massime istituzioni del Comune, affinché facciano sentire la loro voce. Il consigliere Angelini, dal canto suo, proprio all’epoca del video incriminato presiedeva addirittura la Commissione di garanzia del Consiglio comunale e in tale ruolo, come un novello Torquemada, apriva inchieste a destra e a manca sulla linearità di condotta di assessori e consiglieri comunali. Non avrà allora difficoltà a comprendere che, al di là dell’inchiesta giudiziaria, tra i suoi doveri di amministratore pubblico vi è ora quello di far chiarezza sui contorni politici di questa vicenda e, fino a quel momento, fare un passo indietro».
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