Il Tirreno

Grosseto

Un Paese che come Enea si carica sulle spalle il padre Questa è la cultura europea

domenico aleotti* ; * Giornalista e scrittore
Un Paese che come Enea si carica sulle spalle il padre Questa è la cultura europea

«L’uscita infelice di un politico ligure»: lo scandalo di quelle parole che indicano gli anziani non più produttivi come pesi morti della società 

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l’intervento

domenico aleotti*

Dopo l’uscita infelice del politico ligure sugli anziani si è levata la voce della Chiesa. Quale umanità può sortire dalla cinica considerazione che ha colpito gli anziani: “Sei vecchio, malato, non sei più utile al processo produttivo, sei un peso per la comunità, isoliamoti, lasciamo che la pandemia risolva la questione”. Queste dichiarazioni dimenticano che le persone anziane, seguono il sentiero che li attende con dignità, nessuno può spingerli, per calcoli utilitaristici, hanno una loro naturale bussola, conoscono il luogo dell’incontro con il loro tramonto, sanno guardare l’ultimo raggio d’oro, del sole che li accompagnerà nell’ultimo viaggio.

Gli anziani in Italia sono un’immensa forza tranquilla, che scorre legata ai principi della “loro” Costituzione, la nostra Costituzione, che grazie al loro impegno di gioventù è diventata cuore e ragione del nostro Paese. Stanno scomparendo uomini e donne che hanno fatto la Resistenza e nei decenni passati sono stati le sentinelle dei principi fondanti la Repubblica che, non va mai dimenticato, è nata dalla lotta di Liberazione. Stanno diventando vecchi uomini e donne che con il loro lavoro hanno ricostruito l’Italia, bruciando la loro giovinezza nelle miniere, nelle fabbriche, nei campi, nel mare. Quale mente malata può considerare un così prezioso patrimonio come marginale? Un cinismo pericoloso si nasconde dietro a queste considerazioni.

Mesi fa scrissi sul Tirreno che negli ospedali cominciavano una pericolosa distinzione sull’età dei malati da curare, con la decisione, in alcuni luoghi, di lasciare i più vecchi nella solitudine dei corridoi ad attendere la morte. La colpa non era delle scelte dei medici ma della distruzione della nostra sanità nel territorio.

Un Paese serio, ricorda Enea, che si carica sulle spalle il vecchio Padre: in questa immagine poetica è fondata la cultura europea della solidarietà. Un Paese serio sa isolare i pavidi assertori dell’isolamento degli anziani e sa chiederne le dimissioni. Un Paese serio non dimentica e sa commuoversi per la silente sfilata nella notte dei camion militari pieni di bare. Quella scena è la sconfitta della nostra presunzione. Un Paese serio sa che un albero, quando ha una chioma verde, vuol dire che ha salde radici. Le nostre radici sono i nostri padri, i nonni che ci hanno dato i loro migliori anni, per il nostro benessere.

Questa pandemia porrà l’uomo moderno difronte a una scelta: continuare a vivere il pianeta come un campo da sfruttare senza sosta, senza immaginare cosa poteva succedere alle generazioni future insistendo a predare senza limiti, o sostare, che non vuol dire fermare tutto, ma riprendere respiro, per ripartire poi con altri ritmi, immaginare una umanità futura conciliata con il pianeta. Nessun popolo può resistere, se non è capace di rispettare i deboli, gli anziani, sta scritto nell’evoluzione, nella storia dell’umanità, tutte le grandi religioni, che hanno segnato e segnano il cammino delle genti, esaltano la figura dell’anziano, quale mostruosa immagine di spietato edonismo, un mondo eternamente giovane, con un sole perpetuo senza tramonto.

La “Bestemmia” dell’incauta dichiarazione dell’uomo politico ligure non è stata quella di pensare un diverso attento trattamento per i più vecchi, favorendo per loro percorsi meno pericolosi, aiutandoli meglio ad affrontare la solitudine. Lo scandalo è stato far discendere alcune proposte dal fatto che non sono più produttivi, ma pesi morti per la società. Questo è il male, inserito nel pensiero espresso male, che albeggiava agli albori del nazismo in Germania, quando si ipotizzava la creazione di una società di attivi, sani, dinamici, per gli altri non c’era posto.

Scriveva il grande vecchio della letteratura Tolstoj: «L’alba della vita è la gioventù, il tramonto, poi, arriverà per tutti, nell’attesa del nuovo giorno l’uomo conterà gli anni, così, insieme da sempre cammina l’umanità».

* Giornalista e scrittore



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