Gioco
Otto anni fa il dramma dell’alluvione E a ogni piena i timori si rinnovano
Graziani: «La Regione ha preso coscienza ma non comprendiamo perché manchino tanti interventi fondamentali»
Ivana AgostiniAlbinia
Si dice che il tempo guarisca tutte le ferite. Lenisca i dolori. Ci sono però ricordi che restano indelebili nella mente di chi li ha vissuti sulla propria pelle. Oggi, dal 12 novembre 2012, dall’alluvione di San Martino, sono trascorsi otto anni. Anni in cui gli abitanti di Albinia, Polverosa, Radicata, Marsiliana e Quarto Albegna hanno vissuto nella paura ogni qualvolta la Regione Toscana emette un’allerta arancione.
Dal 2012, accanto ai cittadini alluvionati, c’è un’associazione nata all’indomani del tragico evento. L’associazione Vita Odv (Volontari indipendenti per il territorio dell’Albegna) lotta per la messa in sicurezza del territorio. In questi anni molte opere sono state realizzate mentre altre sono in attesa di prendere il via. Se l’argine remoto è stato completato e messo alla prova lo scorso inverno con la piena del 17 novembre, è in attesa di vedere l’inizio del cantiere lo scolmatore di Campo Regio, ossia il progetto rivisto di quella che doveva essere la cassa di espansione. Quello su cui però Vita sta puntando fin dalla sua nascita è la realizzazione di interventi a monte di Marsiliana (Manciano).
«Finalmente – spiega il presidente di Vita Odv, Aleandro Graziani – la Regione Toscana ha preso coscienza della necessità di adottare misure adeguate in zone più a monte di Marsiliana con interventi sia sul fiume Albegna che sugli affluenti più importanti come il torrente Elsa. Non capiamo perché certi interventi fondamentali non siano stati ancora fatti. Questo è fondamentale per ridurre i tempi di scorrimento delle acque, che durante le piene raggiungono picchi impressionanti generando una forza distruttiva incredibile e mettendo in pericolo tutte le aree a valle, quelle più abitate del bacino, dove ci sono le nostre attività, le nostre case, le nostre vite. Il concetto, da noi più volte espresso e che oggi pare abbia trovato sponda e condivisione negli enti regionali, è quello di mettere in campo soluzioni che rallentino l’acqua in aree di monte meno abitate e dove sono presenti spazi in cui il fiume può espandersi senza distruzione ed essere calmierato in modo controllato per rallentare e raggiungere valle con parametri più accettabili, evitando il rischio di portare al collasso il sistema idraulico esistente. A distanza di 8 anni, durante i quali le stagioni si sono succedute per noi a suon di incontri, segnalazioni, sopralluoghi, giornate di lavoro perse, nottate e nottate in bianco per la paura della pioggia, ma anche nella speranza di veder arrivare il giorno in cui poter avere garantito un grado di sicurezza quanto meno accettabile, per noi, per le nostre famiglie e per tutte le persone che vivono questo territorio, ci rendiamo conto di essere ancora lontani da quel tanto sospirato momento. Per questo chiediamo che siano accelerati i tempi, che siano percorse strade più veloci, che si usino strumenti più efficaci e rapidi e, laddove non ci fossero, inventiamoceli. Chiediamo che si continui a operare e si consideri la situazione come se fossimo in emergenza e si adottino misure emergenziali perché di fatto è così per noi e per le nostre vite».
Nelle parole di Graziani traspare, ancora, la paura di chi otto anni fa ha visto le proprie case invase dal fango. Che ha faticato per ripartire. Uno stato d’animo che accomuna molti degli alluvionati che ancora tremato al suono della pioggia battente. Albinia e le sue campagne, nel 2012, furono devastata dal fango. Uno degli edifici danneggiati dall’alluvione fu la scuola elementare. Da poche settimane ne è iniziata la ricostruzione. Un cantiere atteso otto lunghi anni. Roberta Capitini, dirigente dell’istituto comprensivo Guelfo Civinini, era alla guida della scuola anche nel 2012. Furono attimi drammatici che non ha mai dimenticato. Da allora i suoi ragazzi della primaria non hanno più una scuola. Sono ospitati dall’istituto commerciale. «Sono molto felice che i lavori siano iniziati e che stiano procedendo anche celermente – commenta – Quando ho un po’ di tempo vado a controllare la zona per vedere cosa stanno facendo. Dopo otto anni il ricordo è ancora vivo e presente nella mia mente come in quella di molti genitori. Aspettiamo con grande attesa che questa scuola venga riconsegnata ai nostri ragazzi. La consegna della scuola sarà l’occasione per dare ai nostri studenti degli spazi che non solo sono nuovi ma sono l’occasione per fare didattica in un modo innovativo. Di avere spazi accoglienti e ampi all’insegna del green con un giardino per ogni classe. Una scuola che darà attenzione alle esigenze dei nostri ragazzi. Stiamo lavorando – aggiunge Capitini – per gli arrendi che siano nuovi e innovativi. Sono felice della ripartenza e spero di essere lì a tagliare il nastro». I lavori sono iniziati a settembre e dovrebbero essere conclusi entro due anni. —
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