Il Tirreno

Grosseto

CAOS TAMPONI/GROSSETO 

Rientrano a scuola dopo due settimane di quarantena E risultano positivi

Francesca Ferri
Rientrano a scuola dopo due settimane di quarantena E risultano positivi

Un caso alle medie: compagni in isolamento per 14 giorni senza test. Al ritorno la sorpresa, il paradosso delle norme 

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Dieci giorni di isolamento e poi il tampone di verifica, oppure quattordici giorni di isolamento, ma senza tampone, purché senza sintomi.

La norma è chiara e, per le scuole toscane, è contenuta nell’allegato A all’ordinanza 92 del 15 ottobre della Regione Toscana, lettera L che recepisce l’indicazione governativa. Prima di tornare a scuola, alunni e personale scolastico venuti a contatto con un positivo al Sars-Cov-2 devono stare in isolamento dieci giorni, sottoporsi a un tampone e avere un risultato negativo. Oppure possono aspettare due settimane e, se non hanno sintomi, possono tornare a scuola senza fare il tampone.

E così anche per una classe di una scuola media di Grosseto dove nei giorni scorsi si è verificato un caso di Covid e gli alunni sono dovuti andare in quarantena. La quarantena a quattordici giorni terminava venerdì scorso, 6 novembre, dato che, secondo quanto è stato ricostruito attraverso l’analisi epidemiologica, l’ultimo contatto appurato tra gli alunni e la persona infetta – non è chiaro se un insegnante o un altro alunno – sarebbe avvenuto il 23 ottobre. Sabato, dunque, i bambini potevano tornare in classe anche senza tampone.

Nei giorni scorsi Il Tirreno ha raccolto la preoccupazione di un babbo che temeva il rientro dopo due settimane senza quel sigillo di garanzia offerto dal tampone con esito negativo. E così lui e altre famiglie hanno chiesto lo stesso di far sottoporre i figli a questo test.

Ebbene, sette bambini sono risultati positivi. Senza sintomi, ma positivi. Nonostante avessero passato quattordici giorni isolati a casa. E nonostante, a norma di legge, avessero teoricamente le carte in regola per tornare in classe.

«Siamo molto preoccupati e turbati – dice il babbo –. Ora vedo che a ragione abbiamo insistito perché i nostri figli fossero sottoposti a tampone. Ma vorrei capire cosa è successo, perché a questo punto non mi pare più possibile che si possa parlare di rientri nelle scuole in sicurezza se dopo quattordici giorni di isolamento un bimbo ha il virus».

Cosa può essere successo? «Forse c’è una falla nella norma che consente di tornare in giro dopo quattordici giorni senza il tampone – ipotizza il babbo – oppure c’è stato uno sbaglio nel ricostruire l’ultimo contatto con la persona positiva. Non lo so. So che a questo punto non è possibile mandare i bambini a scuola senza tampone dopo la quarantena lunga». Potrebbe esserci una terza spiegazione. I bambini, infatti, non possono fare a meno delle cure dei genitori, neppure se sono in isolamento. E se mamma e babbo escono, per fare la spesa, lavorare o per qualsiasi esigenza, e contraggono il virus, possono trasmetterlo ai figli. Insomma, se un bambino è in isolamento perché ha avuto un contatto il giorno 23 ottobre, magari da quel contatto non ha preso il virus. Ma può averlo preso per un contatto – o contatto di contatto – avvenuto durante la quarantena.

Ad ogni modo il risultato non cambia: il virus può essere in agguato. «Siamo molto preoccupati – dice il babbo –. Nella scuola di mio figlio ci sono quattro classi in quarantena. Ci saremmo aspettati che la scuola venisse chiusa per essere sanificata, ma non abbiamo ricevuto nessuna informazione». Anzi. Per gli alunni risultati negativi al tampone è arrivato il permesso di rientrare in classe. Aquesto punto però le famiglie hanno levato gli scudi: «Ci rifiutiamo di mandare i nostri figli a scuola. Figureranno assenti, non importa. Più importante è la sicurezza. Ma ci chiediamo cosa si stia aspettando a prendere provvedimenti a scuola». —



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