Italia
Protezione civile «A che punto è il piano comunale?»
De Martis chiede al sindaco di fare il punto sulla revisione E accende i riflettori sugli organici negli anni ridimensionati
GROSSETO
Solo pochi giorni fa Grosseto ha ricordato la terribile alluvione del 4 novembre 1966. Tra una decina di giorni, invece, sarà trascorso un anno dal 17 novembre 2019 quando fummo tutti chiamati a prepararci a una nuova esondazione dell’Ombrone.
«A distanza di un anno ci domandiamo – nota Carlo De Martis, consigliere comunale, capogruppo Lista Mascagni Sindaco – cosa sia stato fatto. Il Piano di protezione civile è stato aggiornato? E la struttura comunale della Protezione civile è stata rafforzata con nuove figure professionali e nuove dotazioni tecniche? ».
De Martis chiede insomma – e le questioni le ha sottoposto al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna in un’interrogazione in attesa di riscontro – se Grosseto sarebbe pronta a fronteggiare una emergenza.
«L’esperienza del 2019 restituì un quadro per buona parte confortante – nota De Martis – se si pensa alla complessiva risposta della popolazione e al grande lavoro svolto dal personale dell’Amministrazione comunale». «Al tempo stesso, tuttavia, emersero enormi carenze – continua De Martis – e furono commessi errori inammissibili. Fu disposta l’evacuazione dalle case di 2mila persone senza che nessuno sapesse con esattezza dove andare; fu ordinato l’abbandono di tutti i piani terra in un’area popolata da 40mila persone senza i necessari supporti e controlli, per esempio».
C’è un altro aspetto cruciale, secondo De Martis e che riguarda «il Piano comunale di protezione Civile, che l’Amministrazione Vivarelli Colonna aveva appena completato e che si rivelò completamente inadeguato: non si era tenuto conto degli interventi di consolidamento degli argini che la Regione aveva realizzato e venne fuori che le aree di rischio idraulico non erano aggiornate». «L’assessore alla protezione civile – rammenta De Martis – chiamato a sottoporre il Piano all’approvazione del consiglio comunale, fu costretto a ritirarlo, salvo poi approvarlo tale e quale una settimana dopo, con la promessa che sarebbe stato revisionato tempestivamente».
Sono trascorsi dodici mesi e, «risultati ancora non se ne sono visti – dice il consigliere di Lista Mascagni Sindaco – Èd è ancor più grave, poi, che il sindaco e la maggioranza abbiano voluto tenere la cittadinanza all’oscuro dell’attività di revisione del Piano, bocciando la mozione con la quale, insieme agli altri consiglieri di centrosinistra, avevo chiesto che di tale lavoro venisse periodicamente aggiornata la commissione consiliare e, con essa, i cittadini».
L’auspicio di De Martis è che il nuovo Piano comunale di protezione civile «sia adottato e reso noto quanto prima, perché a causa del cambiamento climatico certi eventi purtroppo non sono più qualificabili come eccezionali».
Ma anche questo non basterebbe, secondo De Martis. «Perché nessun Piano di protezione civile, per quanto buono, potrà sopperire alle carenze che sconta la struttura comunale della Protezione civile – osserva il consigliere – sulla quale è necessario intervenire, e investire, in modo rapido e importante. Si pensi che ad oggi l’intera struttura comunale della Protezione civile si regge in modo stabile su una sola unità tecnica (mentre il responsabile è il vicecomandante della polizia municipale che vanta tutt’altre competenze ed è impegnato anche in altre mansioni».
«Il dato è ancora più sconcertante se lo confrontiamo con quello di comuni analoghi – dettaglia De Martis – Carrara, Pisa, Siena, Arezzo, Prato, Livorno, tutti dispongono di strutture della protezione civile con organici di gran lunga più dimensionati e tutte vantano, a differenza della nostra, figure professionali ad hoc: ingegneri, geologi e in alcuni casi anche il disaster manager. Per non parlare della carenze che soffre la nostra protezione civile in termini di dotazioni tecniche».
«In passato la Protezione Civile – conclude De Martis – era stata un settore con un responsabile e sette unità, tra cui ingegneri, geologi, architetti, periti industriali. Negli ultimi anni l’organico della protezione civile si è progressivamente ridotto. Occorre un cambio di rotta immediato e sostanziale, per la sicurezza di tutti noi grossetani». —
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