Il Tirreno

Grosseto

la rapina a mano armata 

Tutti assolti per il colpo alle Poste di Roccalbegna

p.s.
Tutti assolti per il colpo alle Poste di Roccalbegna

3 MINUTI DI LETTURA





ROCCALBEGNA

Sì, è vero. Erano tutti e tre nella zona di Roccalbegna quel 4 gennaio 2016, il giorno della rapina a mano armata all’ufficio postale che fruttò 1.101 euro: lo testimonia l’esame dei tabulati telefonici, unitamente al resto delle indagini scrupolose. Ma tutto ciò non è sufficiente: al giudice dell’udienza preliminare Giovanni Muscogiuri sarebbe servito un elemento di riscontro per dichiarare, se non la loro colpevolezza, quanto meno la sussistenza di elementi tali da giustificare l’apertura di un procedimento penale.

Così per Riccardo Carsetti, 31 anni, di Rocca di Papa, e Aleo Domingo, 36 anni, di Roma (che avevano scelto il rito abbreviato) è arrivata l’assoluzione per non aver commesso il fatto; e per Daniele Isca, 31 anni, di Velletri (rito ordinario), la dichiarazione di non luogo a procedere, anche lui per non aver commesso il fatto.

Tutti e tre erano accusati del colpo, avvenuto poco prima delle 11: Carsetti avrebbe imbracciato una doppietta a emissione di gas o ad aria compressa, Isca avrebbe brandito un taglierino, Domingo sarebbe stato alla guida della Peugeto 206 della fuga. All’unica impiegata presente era stato intimato di consegnare al denaro e ai quattro clienti di rimanere fermi. «Calmi, questa è una rapina, zitti e dateci i soldi che non succede nulla». Quei mille e passa euro erano stati momentaneamente appoggiati sul bancone per essere consegnati a un cliente. Passamontagna e occhiali da sole con lenti scure erano stati utilizzati dagli autori del colpo. Che non sono i tre imputati, i quali erano accusati anche del porto abusivo delle due armi e del furto dell’auto, rubata ad Ariccia quello stesso giorno: la Peugeot era stata trovata nelle campagne il 22 gennaio successivo.

Subito dopo la rapina si erano messi al lavoro i carabinieri di Pitigliano. I quali nel pomeriggio avevano ricevuto la segnalazione del ritrovamento di un telefono cellulare, a Vallerona. La donna aveva chiamato l’utente indicato come “mamma” e, dopo che i carabinieri avevano sequestrato l’apparecchio, il giorno successivo aveva ricevuto una telefonata con la richiesta di restituzione per posta del cellulare («l’ho perso durante una gara di mountain bike»). Il telefono era di Carsetti: lui, Aleo e Isca si erano sentiti, avevano stabilito le indagini. La mattina del 4 gennaio tutti e tre i loro telefoni “viaggiavano” da Roma (ore 6.45) alla zona di Rocalbegna (9.53), ripartendo in serata (20.32). Le perquisizioni avevano però dato esito negativo, nessuna impronta digitale era stata rinvenuta. Nessuna misura cautelare era stata chiesta. Carsetti doveva fare un viaggio fuori sede; aveva spiegato di non sapere nulla della rapina e di essere andato a Saturnia, dove aveva smarrito il telefono; aveva in passato un fucile simile a quello della rapina; fumava sigarette della stessa marca del pacchetto rinvenuto vicino all’auto; ha una corporatura compatibile con quella del rapinatore armato di fucile. Ma secondo il giudice lo stato del fascicolo è soltanto quello della possibilità; mancano i gravi indizi che permetterebbero di ritenere fattibile un dibattimento. — p.s.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa