Il Tirreno

Grosseto

l’intervista 

«È più facile oggi fare pronostici sulle elezioni Usa»

Gabriele Baldanzi

Flavio Fusi, grossetano, già inviato Rai a New York, stabilisce un raffronto con l’esperienza di venti anni fa

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GROSSETO

A poche ore dalla conclusione dello scrutinio della sfida elettorale tra Donald Trump e Joe Biden, che deciderà il nome del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, Il Tirreno ha intervistato il giornalista Flavio Fusi, a lungo caporedattore e inviato della Rai da New York, che seguì le elezioni americane del dicembre 2000, con la vittoria di misura di George Bush junior su Al Gore. Ora Fusi, che è tornato in Maremma, vive a Buriano, ma continua, ovviamente, a seguire la politica degli Stati Uniti ed è molto preparato sulle vicende degli ultimi giorni.

Cosa sta succedendo negli Stati Uniti?

«Difficile capirlo da qui. Di certo, per l’esperienza vissuta nel 2000, la fine della contesa potrebbe ancora essere lontana. Allora ci vollero 34 giorni per il riconteggio in Florida e per chiudere la partita. Oggi le contestazioni e i ricorsi potrebbero riguardare diversi Stati, con un verdetto di fatto sub judice».

Cosa pensa di Trump che annuncia la vittoria, poi chiede di bloccare il conteggio, infine annuncia azioni giudiziarie?

«Trump è una ulteriore variabile di queste elezioni. È la vera differenza con il Duemila, quando i due contendenti erano – diciamo così – meno imprevedibili. Trump, come dicono gli americani, è un “unpredictable leader”, quindi può accadere di tutto».

Elementi positivi e negativi di questa tornata elettorale americana?

«L’elemento negativo, a mio avviso, è un sistema elettorale datato, che sempre più spesso premia chi ha, nel computo finale complessivo, meno voti dell’avversario. Ilary Clinton perse nel 2016 nonostante i 3 milioni di voti in più di Trump. In America, a differenza dell’Italia (che cambia continuamente il sistema elettorale) si vota ancora con le regole dei padri fondatori. Forse è arrivato il momento di cambiare»

E l’elemento positivo?

«Il fatto che, nonostante Trump, nonostante le mille difficoltà e contraddizioni dell’America, del suo sistema elettorale, alla fine la democrazia tiene. E soprattutto consente a ogni presidente, anche il più sguaiato o quello che vince per un voto, di governare per 4 anni. Non contestati, non sgambettati, accettati comunque dal popolo americano».

È la prima volta, dopo il contestato voto del 2000, che gli americani non hanno conosciuto il nome del prossimo presidente il giorno dopo le elezioni. Qual è il suo pronostico?

«Oggi è più facile fare un pronostico rispetto a ieri. Il vantaggio di Joe Biden sul presidente uscente Donald Trump si è consolidato nella serata americana e il candidato democratico è ora più vicino alla Casa Bianca. Dei 270 grandi elettori necessari per ottenere la vittoria, Biden ne ha conquistati, al momento in cui stiamo parlando, ben 264 (253 secondo valutazioni più prudenti, per esempio la Cnn), mentre Trump è fermo a 214. Sono davvero curioso di vedere come finirà in Arizona, Nevada, Georgia e Pennsylvania». —

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