Il Tirreno

Grosseto

la sentenza 

Trovati con l’esplosivo per svaligiare abitazioni Pena di un anno e 3 mesi

f.g.

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GROSSETO

Un cacciavite buttato via alla vista della pattuglia e poi recuperato dai carabinieri e risultato compatibile con i segni lasciati sui portoni di ingresso; piccole torce per far luce nell’oscurità; mastice da utilizzare per fare i calchi delle serrature; anche una sostanza apparentemente esplosivo e che forse sarebbe servita per far saltare le casseforti.

Erano muniti di tutti questi arnesi, oltre che di tre coltelli a serramanico (trovati in un vano dell’auto), i due cittadini georgiani arrestati dai carabinieri all’inizio di giugno dell’anno scorso perché ritenuti responsabili di quattro tentativi di furto, in altrettanti stabili di via Puglie.

A dare l’allarme era stata una giovane donna a quell’ora (verso le 4.40) affacciata al balcone che aveva visto i movimenti in strada e aveva chiamato il 112. Con i militari aveva poi ripercorso le mosse dei due, da lei stessa riconosciuti in caserma come le persone che poco prima si stavano aggirando tra i palazzi. Inizialmente aveva creduto che fossero dei residenti, poi aveva capito che c’era qualcosa di sospetto; aveva anche sentito dei rumori. La donna aveva urlato dal balcone e a quel punto i due si erano allontanati di corsa, mentre si trovavano all’altezza di via Molise. Già all’operatore del 112 la donna aveva dato una descrizione piuttosto dettagliata, sia per quanto riguarda l’abbigliamento, sia per quanto riguarda un accessorio (il marsupio).

Georgi Gvelebiani, 28 anni, e Tarieli Laliashvili, 26, erano stati presi intorno alle 5 del mattino. Il primo camminava lungo via Emilia e aveva cercato di buttare via un cacciavite; il secondo aveva cercato di nascondersi nella Mercedes in sosta poco distante, sdraiandosi sul sedile dell’auto. Entrambi con regolare passaporto, avevano sui polpastrelli delle tracce di mastice, indizio secondo i carabinieri dell’uso del materiale da usare per i colpi.

Il viceprocuratore onorario Pamela Di Guglielmo aveva chiesto una condanna a cinque mesi e 10 giorni di reclusione e 138 euro di multa, l’avvocato Alessio Fiacchi, l’assoluzione. Il processo si è concluso con la sentenza emessa dal giudice Andrea Stramenga: i due dovranno scontare un anno e tre mesi e pagare 450 euro di multa ciascuno (pena sospesa per cinque anni) oltre al pagamento delle spese processuali. Revocata la misura del divieto di dimora in provincia. — f.g.

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