Il dolore
Ristoratori in marcia sulla Francigena
Il pellegrinaggio attraversa la Maremma. Gli imprenditori del Gruppo Corona: «Difendiamo il diritto di poter lavorare»
. GROSSETO
Il pellegrino più famoso ad averla percorsa è stato senz’altro il vescovo Sigerico di Canterbury, che nel decimo secolo raggiunse a piedi Roma e descrisse, tappa per tappa, la strada che lo ricondusse a casa, dopo essere stato ricevuto dal pontefice. Ma la via Francigena era già conosciuta da cento anni, itinerario dei fedeli che volevano raggiungere Roma o la Puglia da cui imbarcarsi verso la Terra Santa.
In tempi più recenti, ma non certo meno bui, a calcare il sacro percorso, nel tratto tra Firenze e Roma, sono i ristoratori toscani che hanno scelto questa singolare forma di protesta, organizzata dai “Ristoratori della Toscana” e da “Tnt Italia” (acronimo di Tutela Nazionale Imprese), per sensibilizzare il Governo e l’opinione pubblica sulla gravissima crisi in cui versa il settore da quando è esplosa la pandemia. La marcia dei primi trenta protagonisti è partita ieri da Ponte Vecchio, dove un migliaio di persone tra ristoratori e professioni dell’indotto, ma anche altre categorie colpite dall’emergenza Covid, hanno dato vita a un sit-in di protesta, all’insegna dello slogan “Ponti per i futuro” e dell’hashtag #contearriviamo. Tra i partecipanti al sit-in anche un nutrito gruppo di grossetani, gli stessi che da aprile si sono uniti in un movimento spontaneo, il “Gruppo Corona – ristoranti, bar, alberghi, provincia di Grosseto”, che raccoglie un migliaio di adesioni tra bar, ristoranti, attività ricettive e ricreative in tutto il territorio provinciale. Altri ancora si uniranno alla marcia, quando il percorso toccherà la Maremma, tra oggi e domani. Chi non potrà aderire, sarà comunque presente a Roma, dove il corteo arriverà il 13 novembre – dopo aver fatto tappa a San Casciano Val di Pesa, San Gimignano, Siena, San Quirico d’Orcia, Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Sutri, La Storta – per portare all’attenzione del Governo un documento con le rivendicazioni della categoria. «Ci sono attività che questa estate hanno sofferto meno, ad esempio quelle sulla costa, mentre altre hanno fatto fatica a tenersi in piedi», spiega Liliana Marrini, titolare dell’omonima Osteria a Follonica, ieri a Firenze insieme ad altri ristoratori della città, animatori del “Gruppo Corona”. Intervistata anche da SkyTg, ha lanciato il suo appello. «Siamo qui per far sentire la nostra solidarietà a chi ha rischiato di soccombere alla crisi, in zone meno fortunate della nostra – ha detto – perché da ora in poi saranno ancora tempi durissimi per tutti. Solo se siamo uniti potremo vincere questa battaglia che è anche una difesa della dignità del lavoro». Chi invece marcerà lungo la Francigena, unendosi al gruppo nei prossimi giorni, è Roberto Conti, della pizzeria Rose Garden di Follonica, tra i più attivi durante il lockdown a sostegno della ristorazione. «I numeri stanno salendo, la gente è spaventata e anche a pranzo facciamo poco, lavoriamo un po’ di più la domenica – dice – considerando che il momento di aggregazione per consuetudine è la cena. Da noi c’è meno l’abitudine all’asporto, che in ogni caso non può salvare il mancato incasso della sera. Così molte attività hanno deciso di tirare giù le saracinesche in attesa di momenti migliori, ma ci sarà anche chi non riaprirà affatto. E quello che rischiamo di perdere non sono solo posti di lavoro, ma anche la nostra cultura e la nostra tradizione in cucina». —
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