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L'Arpat certifica: "Inquinanti ai minimi, criticità nei rifiuti urbani. Le acque: un’eccellenza"

Alfredo Faetti
L'Arpat certifica: "Inquinanti ai minimi, criticità nei rifiuti urbani. Le acque: un’eccellenza"

Nel 2019 i pollini allergenici nell’atmosfera sono aumentati del 50 per cento. Cresciuto il numero di nidificazioni delle tartarughe, 19 i delfini spiaggiati 

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GROSSETO. L’aria della Maremma si è gonfia di pollini allergenici, ma i livelli di inquinanti sono minimi. Quel che avviene a terra non rappresenta alcuna criticità, mentre i valori delle acque sono nella maggior parte dei casi eccellenti.

Tanto racconta l’annuario dei dati ambientali della Toscana per quel che riguarda la provincia di Grosseto, promossa sotto molti punti di vista seppur con qualche riserva, come ad esempio sulla raccolta differenziata, per cui è il fanalino di coda a livello regionale. Lo studio pubblicato da Arpat è stato elaborato sulla base dei dati del 2019 registrati nel corso dei monitoraggi effettuati dall’agenzia ambientale.

Se in cielo e in mare la situazione in Maremma sembra essere più che confortante, le questioni ancora aperte sono legate a quel che avviene al suolo. In questo capitolo specifico, al paragrafo “rifiuti urbani”, il Grossetano mostra una controtendenza rispetto al resto della Toscana, sia nella sua capacità di ogni residente di produrre spazzatura sia nelle sue difficoltà nello smaltirla. La nostra provincia è al penultimo posto tra le dieci toscane nella produzione di rifiuti urbani: i dati parlano di 147.314 tonnellate ogni anno. Solo Massa Carrara, con circa 125.500, ne produce meno. La peculiarità maremmana sta però nel calcolo pro capite, ovvero nel quantitativo di rifiuti prodotti sulla base della popolazione: secondo il report, ogni cittadino della provincia produce 664 chili di rifiuti ogni anno, ben oltre la media regionale che si ferma a 614 chili. Qui la classifica si ribalta: la Maremma è la seconda provincia toscana, solo Livorno, con 696 chili annui pro capite, ne produce di più.

Numeri che vengono accentuati quando si tratta di smaltire la spazzatura prodotta attraverso la raccolta differenziata: la percentuale nel 2019 dalla provincia di Grosseto è del 37,9 per cento, ultima in Toscana e ben lontana dall’obiettivo comunitario del 65 per cento (la media regionale è del 56,1); eppure, nella raccolta pro capite, la Maremma è la seconda a livello regionale, con una stima di 443 chili di rifiuti smaltiti in modo differenziato da ciascun residente, seconda solo a Livorno.

Se i rifiuti urbani sono insomma una materia su cui c’è ancora da lavorare, nelle altre i voti sono eccellenti. Per quel che riguarda l’aria, le centraline di monitoraggio Arpat installate nel capoluogo nel corso del 2018 hanno attestato come gli inquinanti (tipo diossido di azoto e polveri sottili) non abbiano mai superato i limiti previsti dalla legge.

Nessuna criticità neanche quando i dati si riferiscono alle industrie: gli impianti geotermici di Bagnore, ad esempio, hanno abbattitori che riducono le emissioni in modo ancor più considerevole di quanto imposto dalla legge. La curiosità in questa categoria sta nell’aumento dei pollini allergenici, aumentati del 50 per cento rispetto al 2018. Cipresso, quercia e piante legate alla famiglia delle Pinaceae: sono queste le fonti dei pollini.

Ancor meglio è la situazione delle acque. Delle 78 aree prese in considerazione nei campionamenti, tra mare e fiumi, 75 sono risultate “eccellenti” mentre tre si sono fermate a “buone”.

C’è poi il paragrafo sugli spiaggiamenti: per quel che riguarda i cetacei, lungo le coste maremmane ne sono stati registrati quindici, soprattutto stenelle. Mentre per quel che riguarda le tartarughe marine Caretta Caretta gli esemplari finiti a riva in fin di vita o già morti sono stati diciannove. Numeri che attestano la presenza di una vivace biodiversità nel nostro mare, ancor più confermata dalle nidificazioni di Carretta Caretta, aumentate rispetto all’anno precedente.

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