Sicurezza
quelle domande da “avvocato del diavolo”
«Di lui ammiravo soprattutto due cose, fra le tante: quella sua memoria incredibile e quelle sue domande sempre precise e pungenti. Per me era, indirettamente, un pozzo di insegnamento. Io giovane “giornalista” che si affacciava nel mondo dell’editoria cartacea con tutto l’amore e la passione del mondo, voglioso di imparare tutti i “trucchi” del mestiere. Lui Giornalista con g maiuscola che, a dispetto dell’età, non mollava un colpo. Nonostante il suo fisico iniziava già a dirgli basta, con quelle anche che lo facevano tribolare e zoppicare, ma sempre sul pezzo e pronto a catapultarsi sulle notizie.
E, nonostante la mia memoria non sia così allenata come la sua, non posso non ricordare tutti i momenti che ho passato al suo fianco durante tutte le conferenze stampa e i consigli comunali di Monte Argentario. Ormai il trio era formato: io al “Corriere di Maremma”, lui al Tirreno e il grande amico Eraldo Nieto alla Nazione. Io avevo tutto da imparare da loro, da lui. La memoria, dicevo. Mentre io prendevo vagonate di appunti con la mia penna prima, con il mio tablet e il mio computer poi - e lui mi guardava sempre con gli occhi spalancati perché, per chi era abituato a carta e penna e al giornalismo vecchio stile, quella era una novità troppo grande - a lui bastavano quattro parole in croce su un foglietto di carta. Tanto gli serviva per confezionare i suoi articoli, sempre precisi e mai fuori posto. Perché era rispettoso di tutti, al di là di ogni colore politico, di ogni sfaccettatura sociale o chicchessia. Mai una parola che non fosse centellinata, mai una gaffe. Con quelle quattro parole chiave, anche dopo i 70 anni compiuti. La sua testa era sempre super allenata e non perdeva mai un colpo. Questo no, forse non l’ho mai assimilato da lui, perché io continuo a prendere ancora vagonate di appunti prima di buttare giù i miei articoli. Ma una cosa, quella sì, forse da lui l’ho imparata, o almeno cerco di farlo: fare domande. Domande giuste, domande non banali, domande che aggiungano dettagli utili, domande che rendano un pezzo non fazioso, che guardino sempre il rovescio della medaglia. E prima di farle spesso esordiva: “adesso faccio l’avvocato del diavolo”, per poi carpire quelle informazioni che gli servivano per mettere il giusto baricentro. Devo ammettere che quella frase, ogni tanto, la dico anche io, adesso che collaboro dall’Argentario sul suo Tirreno. Mi piace pensare di aver raccolto, nel mio piccolo, la sua eredità tra queste pagine. Anche se ciò che ha fatto lui è probabilmente irripetibile. Fai buon viaggio, grazie di tutto. Non solo da parte mia, ma dall’Argentario tutto. Dal tuo Tirreno. —
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