Toscana
Lavoro in agricoltura e edilizia «Per fortuna ora si denuncia»
grosseto
L’edilizia, così come i servizi alla persone, in cui le lavoratrici interessate vengono chiamate più banalmente “badanti”. Ma il settore in cui sono maggiormente impegnati gli immigrati in provincia di Grosseto è senza dubbio l’agricoltura, dove ancora si registrano gli stessi problemi segnalati dal dossier regionale della Cgil, come pochi diritti e un’accentuata precarietà. Ma rispetto al passato, anche recente, c’è un dato che fa ben sperare: «Sono aumentate le denunce sulle irregolarità contrattuali da parte dei lavoratori stranieri, soprattutto i più giovani – spiega Pier Paolo Micci, segretario provinciale della Flai Cgil, il sindacato di riferimento – È un fattore culturale importante».
Se prima infatti c’era un senso quasi di sottomissione nei confronti del datore di lavoro, ora sono i lavoratori stessi a farsi sentire. «Le ultime dieci denunce che abbiamo fatto come Flai, portate all’ufficio vertenze, arrivano da operai non italiano – dice Micci – Ed è un trend costante». Ma i problemi legati al mondo del lavoro restano, ma non quello dell’invasione, ribadisce Micci. «Nel settore oscilliamo intorno al 50 e 50 tra persone straniere e italiani», dice il sindacalista. I problemi semmai sta nell’organizzazione del lavoro. «I lavoratori stranieri sono maggiormente legati alla stagionalità, nell’agricoltura ma anche in altri settori, come il turismo», spiega, rimarcando così l’alto livello di precarietà, accentuato secondo Micci per gli immigrati dalle disposizioni della legge Bossi-Fini, che lega il permesso di soggiorno a un lavoro stabile. Ma l’alto livello di precariato ha ripercussioni su tutto il settore. «Quando vuoi cercare di penalizzare chi è più ricattabile, che sia uno straniero con il permesso di soggiorno o un italiano con tariffe basse, significa che abbassi il livello di qualità del prodotto», prosegue Micci, proponendo poi un esempio semplice: «se la tua gamba sinistra zoppica, ne risente anche quella destra».
La legge 199 ha invece messo dei paletti a una grande piaga della Maremma: il caporalato. «Ha cancellato il nero ma c’è ancora una grossa fetta di grigio che deve essere messa a regime – spiega Micci – Aspettiamo degli indici di congruità: se in un ettaro ci devono stare X persone che devono prendere X euro, con questi indici a livello regionale anche le aziende sono costrette a regolamentarsi». — a.f.
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