Il Tirreno

Grosseto

«Mi incoraggiò a non demordere Perdo un’amica»

Adriano crescenzi*; *Giornalista

Il collega Adriano Crescenzi da tempo collaborava con Fiora 

2 MINUTI DI LETTURA





il ricordo

Adriano crescenzi*

Fiora per me era soprattutto una grande amica.

La conoscevo da quando insegnava lettere al Liceo di Castel del Piano e io lavoravo nello stesso ambiente di Renzo, il fratello, e frequentavo Franco, il marito.

Per me fu una grande emozione quando mi invitarono alla presentazione della tesi della figlia Simona incentrata sul Popolano, lo storico giornale antico stampato ad Arcidosso.

La scomparsa di Franco, con il quale avevo parlato tre giorni prima che morisse, mi sconvolse e fui vicino a quella famiglia da subito, con affetto ricambiato da una consolidata amicizia che è durata finora.

Fiora non mancò di complimentarsi sinceramente con me quando conquistai il tesserino da giornalista. Scrivevo in un’altra testata, ma i nostri rapporti erano di una estrema correttezza, senza invadere i nostri settori, ma anzi ad arricchirli entrambi.

Ricordo momenti avventurosi insieme, come quando venimmo scortati dalla polizia alla manifestazione dei Comitati antigeotermici, o quando partecipavamo i primi tempi agli incontri di formazione per giornalisti fuori dall’Amiata e dalla provincia.

Ricordo che un paio di volte dovemmo andare a Firenze con la sua auto, perché a Paganico la Rama non passò. E ci mettemmo a ridere e a consumare il tramezzino al bar.

Quando il mio giornale chiuse mi incoraggiò a non demordere, così iniziai a collaborare con lei da amico seguendola nei suoi spostamenti per i servizi sugli assalti dei lupi alle pecore, incontrando pastori, allevatori e amministratori.

Ma la grande esperienza comune era quella legata alle attività culturali della Casa editrice Effigi nel mensile Il Nuovo Corriere dell’Amiata del quale era direttore responsabile e uno dei redattori.

Insieme abbiamo presentato tanti libri, lei soprattutto da esperta, lasciando alla platea lezioni magistrali per competenza e passione. La ringrazio per quanto mi ha dato e la ricordo così, come se fosse dall’altra parte del telefono e mi chiamasse per una notizia: “Adri!”, era il richiamo.

Con la sua scomparsa l’Amiata e il mondo del giornalismo hanno perduto una grande interprete della nostra realtà locale.

*Giornalista

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa