Il Tirreno

Grosseto

Taglio del bosco, tre proposte di Cna «Può intervenire Franceschini»

Taglio del bosco, tre proposte di Cna «Può intervenire Franceschini»

Gli artigiani suggeriscono anche una modifica alla legge. La Lega sollecita una risposta da Bellanova

3 MINUTI DI LETTURA





grosseto

Le nuove regole che stringono le maglie delle autorizzazioni per tagliare il bosco, costringendo a passare dal via libera della Soprintendenza in caso di zone Sic, limitando perciò notevolmente la libertà di azione del settore boschivo, sono diventate negli ultimi giorni oggetto di un dibattito vivacissimo, soprattutto dopo l’appello delle imprese amiatine che ritengono la situazione insostenibile. La novità è stata introdotta dopo il parere espresso dal Consiglio di Stato il 30 giugno avverso la delibera della Giunta Regionale che aveva autorizzato il Piano Specifico di Prevenzione Anti Incendio Boschivo per il comprensorio delle pinete litoranee di Grosseto e Castiglione della Pescaia.

Cna, che già in estate aveva posto l’attenzione sul problema, indica anche alcune soluzioni.

«In un momento così difficile per la nostra economia – dice Cna Grosseto – non si può fermare un’attività sulla base di osservazioni presentate da un’associazione ambientalista. Il taglio del bosco ceduo, in Amiata, ha consentito negli anni che i boschi non venissero abbandonati e ha rappresentato un’attività utile per il territorio. Occorre fare il possibile per evitare che a rimetterci siano le imprese e che il territorio venga ulteriormente abbandonato, con tutti i rischi che questo può comportare dal punto di vista dell’assetto idrogeologico».

Secondo Cna Grosseto sono tre le possibili strade che si possono seguire per affrontare la complicata questione. «I boschi amiatini, fin dagli anni Cinquanta, sono sottoposti a vincolo ministeriale mediante decreto. Con una modifica del decreto del Presidente della Repubblica 31 del 2017, questi potrebbero essere esentati dal vincolo, se inseriti in quelli già elencati nell’Allegato A dello stesso decreto, per le pratiche di selvicoltura». In alternativa, attraverso la futura legge di bilancio, Cna suggerisce che il Parlamento possa modificare il decreto legislativo 42 del 2004, il Codice del Paesaggio, che prevede all’articolo 149 lettera C, tra gli interventi non soggetti ad autorizzazione, solo quelli indicati e vincolati ai sensi delle ex legge Galasso. «Questa possibilità potrebbe essere estesa a tutti i boschi, purché previsti e autorizzati in base alla normativa forestale in materia», dice Cna. In ultima battuta Cna ipotizza anche un intervento diretto del Ministro per i Beni culturali Franceschini, «che – dice l’associazione – potrebbe, con una semplice circolare, invitare le Soprintendenze ad esprimere pareri sul paesaggio e non in materia forestale. Nel caso specifico dell’Amiata, questa competenza è stata delegata all’Unione dei Comuni e solo questo Ente, quindi, si può esprimere sui vincoli idrogeologici e forestali e quindi sulla corretta gestione forestale. «Chiediamo che in breve tempo si faccia chiarezza su questa vicenda – conclude Cna Grosseto – . L’associazione è disponibile a confrontarsi su questo argomento, che rischia di portare al definitivo crollo di un settore occupazionale importante per la provincia di Grosseto, in un momento tutt’altro che semplice per le imprese a causa del Covid».

Il parlamentare grossetano della Lega, Mario Lolini, rivendica come il suo partito si stia muovendo sin dalla fine di agosto per sollecitare un ripristino delle vecchie regole. Il 10 settembre Lolini ha presentato u un'interrogazione urgente alla ministra dell'Agricoltura Bellanova, ma «senza avere avuto ancora risposta», dice Lolini. «Leggo che dalla maggioranza finalmente il Pd batte un colpo dopo settimane di silenzio, con l'onorevole Sani». Oltre all’Amiata, «mi risulta che oggi anche in molte altre realtà della provincia i lavori siano bloccati, senza dimenticare anche i costi aggiuntivi che sfiorano i mille euro». Rivolto a Sani, Lolini gli chiede di sollecitare una risposta dalla ministra Bellanova e una rapida azione «per ovviare a un disagio che rischia di mandare sul lastrico numerose aziende e, con loro, anche molte famiglie che lavorano nel settore». Sulla stessa linea il consigliere regionale della Lega Andrea Ulmi, secondo il quale occorre «una riflessione dovrà essere fatta sulle zone Sic per capire se rappresentino un valore aggiunto o, alla luce della sentenza del Consiglio di Stato, rischino di trasformarsi in un freno per lo sviluppo economico del territorio». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa