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i ristoratori 

«È un lockdown velato E con la sola pausa pranzo un locale non va avanti»

Alfredo Faetti /
«È un lockdown velato E con la sola pausa pranzo un locale non va avanti»

Orazio Domeniconi di Romolo e Mirko Martinelli dell’Oasi spiegano le difficoltà del settore di fronte alle nuove limitazioni E sperano nel fine settimana

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Alcuni ristoranti hanno già deciso di chiudere, lasciando un cartello all’ingresso con su scritto “chiuso per decreto”. Accade a Follonica, ma l’umore dei ristoratori è lo stesso in tutta la Maremma, dalla costa all’entroterra passando dal capoluogo.

«Non l’hanno chiamato espressamente così, ma è un lockdown velato», dice Orazio Domeniconi del ristorate Romolo, a Grosseto. Stando alle disposizioni del governo che prevedono la chiusura alle 18, i tavoli saranno apparecchiati solo a pranzo. «La cena è l’appuntamento importante, a pranzo i numeri sono più bassi», dice Mirko Martinelli dall’Oasi di Follonica. E con i numeri più bassi, le ricadute sulle attività saranno inevitabili. Basta dare alcune cifre per rendersi conto di come le nuove restrizioni peseranno sui ristoranti.

«Oggi siamo io e il cuoco, ho dovuto lasciare a casa quattro ragazzi», spiega Domeniconi, andando dritto al punto. «Ormai non è lavoro, è sopravvivenza», prosegue. Vedere gente seduta ai tavoli del resto non è sinonimo di entrata sicura. «La pausa pranzo degli uffici non può garantire la tenuta di un locale, perché la spesa in genere è di 10-12 euro a testa – dice Martinelli – Se un ristorante mette a sedere anche 30 persone, alla fine l’incasso non sarà di tanto superiore ai 300 euro, con cui non paghi né dipendenti, né affitto, né altre spese». E nei giorni feriali è difficile immaginare molta gente fuori a pranzo a eccezione di chi si arrangia tra un turno e l’altro di lavoro.

Questi sono numeri indicativi offerti dagli addetti ai lavori, che arrivano da locali differenti per offerta ma accomunati in questo momento dal Dpcm.

«Nelle restrizioni sono entrate tutte le attività dell’esercizio pubblico – prosegue il follonichese – Se c’era distinzione tra bar e pub da una parte e ristoranti dall’altra il rischio era quello di veder una frattura ancora più maggiore tra la gente».

«Io cerco di viverla positivamente – dice Domeniconi – Speriamo che i nostri sacrifici alla fine possano essere davvero utili».

Il contraccolpo è notevole nel mondo dei ristoratori, che già hanno dovuto fare i conti con la chiusura totale della primavera scorsa. Ad oggi però – al momento per adesso – ci sono degli spiragli su cui sperare di costruire qualcosa. «Noi cercheremo di offrire un servizio di delivery (ossia d’asporto) accattivante – dice Martinelli – Se due coppie di amici si ritrovano il sabato sera a cena a casa, possono ordinare la cena».

Ma anche questa possibilità dipende del locale e dalla postazione. «Noi siamo nel centro storico – spiega Domeniconi – Qua l’asporto può interessare giusto i residenti della zona».

C’è poi un altro spiraglio su cui i titolari puntano molto. «Il sabato e la domenica ci sarà tanta gente a pranzo fuori, questo è pacifico», dice Martinelli. «Dopo una settimana passata a casa, la gente avrà voglia di uscire», fa eco Domeniconi, che su questa spinta trova un po’ di speranza. «Noi staremo aperti per tutte le ore permesse, dalle 11 alle 18, garantendo da mangiare a qualsiasi ora e permettendo ai clienti di restare seduti al tavolo quanto vogliono. Vogliamo che sia una festa», conclude il grossetano con la voce sorridente, di chi lotta con ottimismo.

«Nel fine settimana saranno in molti a voler pranzare fuori: sicuramente ci saranno controlli a tappeto – avverte Martinelli – Dovremo stare attenti, altrimenti rischiamo di perdere anche quei giorni». —

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