Il Tirreno

Grosseto

orbetello 

«Abbiamo seguito le regole Pretendiamo rispetto»

Ivana Agostini

2 MINUTI DI LETTURA





Ivana Agostini / orbetello

«Chiediamo rispetto». L’appello arriva da Flavio Cocci, presidente dell’associazione sportiva FisicaMente di Orbetello e consigliere dell’associazione di categoria chiamata Safit, che racchiude molte attività sportive della zona tirrenica e non solo. Cocci venerdì, alle 11,30, sarà in piazza a Firenze per protestare contro la chiusura delle palestre. Da ieri, infatti, in virtù del nuovo Dpcm firmato da Conte, la sua palestra, così come quelle di tutta Italia, è chiusa.

«Facciamo un sacco di sacrifici, spesso anche economici rimettendoci di tasca nostra. Abbiamo compreso le ragioni del primo lockdown – dice Cocci – ci siamo rimboccati le maniche e siamo corsi ai ripari, noi, per primi, con lezioni online aperte solo ai nostri soci. Tutti ci hanno ringraziato, perché per tre mesi abbiamo scandito le loro giornate a orari regolari e abbiamo dato loro la possibilità di fare quel movimento che tanto mancava».

Ora per Cocci e per tutti i titolari delle palestre è iniziato un nuovo lockdown.

«Rifaremo altrettanto, è chiaro – dice – ma è altrettanto ovvio che sarà sempre più difficile. Abbiamo riaperto il 3 giugno con molte difficoltà e moltissimi euro investiti in prodotti per la sanificazione e cartellonistiche varie. Siamo stati attentissimi nel seguire scrupolosamente il protocollo che ci è stato imposto. Eppure, domenica passata, nonostante non ci siano mai state in questi mesi evidenze di focolai in palestre, centri sportivi o scuole di danza, siamo stati costretti a chiudere. Nonostante la bontà del nostro lavoro portato alla luce anche dai controlli, ancora una volta, siamo stati costretti a chiudere i battenti. Cosa avremmo dovuto fare in più, secondo loro? In questi mesi la paura ha svuotato le attività sportive, e ancora una volta ci vengono chiesti ulteriori sacrifici».

Cocci chiede rispetto per il suo lavoro. «Abbiamo eseguito i protocolli alla lettera. Chiediamo aiuto, perché le spese sono sempre le stesse, affitti da versar, spesso a privati che, d’altro canto, in molti casi se lo sono visto ridotto, con un decreto unilaterale, e soprattutto utenze da pagare. Per non parlare dei tecnici collaboratori che, da un giorno all’altro, rimangono senza lavoro o con rimborsi ridotti all’osso. Siamo stanchi di non essere supportati, siamo esausti. Pretendiamo rispetto», conclude il presidente. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web