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tribunale 

Colpi su pancia e schiena per farla abortire Ma il giudice lo ha assolto

P.S.

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No, non ci sono prove della responsabilità dell’uomo, sessantenne. Né per le violenze sessuali, né per i maltrattamenti, né per le lesioni, né per le minacce di morte, né soprattutto per l’accusa pesantissima di aver procurato l’interruzione della gravidanza della compagna, al secondo mese, colpendola ripetutamente alla pancia e alla schiena.

Il giudice Adolfo Di Zenzo ha deciso per il proscioglimento: il fatto non sussiste. E per l’uomo, un grossetano assistito dall’avvocato Romano Lombardi, è stata la fine di un incubo. Un incubo iniziato a metà del 2013, ma che nella contestazione mossa dalla Procura affondava le radici al 2011, anno in cui sarebbero iniziati gli episodi di maltrattamento culminati con il presunto procurato aborto.

È stato lo stesso pubblico ministero Giovanni Di Marco a sollecitare l’assoluzione. «Non si può ritenere provata la responsabilità dell’imputato, e cioò per tutti i campi di imputazione», aveva esordito. Il magistrato ha descritto brevemente la situazione particolare in cui si muovevano i protagonisti: con lui ex marito dell’una, oggi 35 anni, e compagno dell’altra, 46enne, tutti ad abitare insieme per qualche tempo in città. Contro di lui, è vero, dichiarazioni pesante: l’imputato era stato descritto come un uomo violento, capace di reati molto gravi. Il pm si era fermato su un episodio in particolare, quello di violenza privata con lesioni (settembre 2013), quando lui avrebbe preso per un braccio e stretto al collo la nuova compagna (5 giorni di guarigione per ecchimosi), cercando di costringerla a disfare le valigie e a rimanere a casa. Cosa era accaduto? Era accaduto che a casa era arrivata la moglie e l’altra si era arrabbiata e, molto infastidita, aveva cercato di andare via. Quel giorno arrivarono i carabinieri. Ma poi era un rapporto singolare, quello tra le due donne: ha ancora osservato il dottor Di Marco che la nuova compagna avrebbe ricevuto confidenze di vario genere da parte della ex moglie di lui. «Insomma, non ci sono elementi per affermare una piena responsabilità, ma anzi c’è motivo per avere un ragionevole dubbio». Come in quella circostanza, ricavata dalla testimonianza di un amico dell’uomo, in cui la moglie prese una bottiglia di spumante per colpirlo e riuscì ad aggredirlo anche se “disarmata”. La madre dell’imputato aveva aggiunto che era la moglie ad essere aggressiva. E sull’aborto «sappiamo solo cosa c’è stato non le motivazioni che lo hanno prodotto». A un’amica di lui, con cui aveva confidenza, la moglie non aveva mai raccontato di aver subito violenze.

Un quadro che di fatto ha reso superflua ogni aggiunta da parte del difensore, che del resto aveva depositato al giudice una memoria con le medesime conclusioni del pm. Motivazioni entro un mese. —

P.S.



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