Il Tirreno

Grosseto

dopo la sentenza 

«Non siamo responsabili» Marsiliana: Conti e Tozzini non accettano il verdetto

«Non siamo responsabili» Marsiliana: Conti e Tozzini non accettano il verdetto

«Sono stato punito per aver lavorato oltre ogni umana possibilità» «Avevo fatto tutto quanto era necessario per la viabilità»

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Gian Paolo Conti, uno dei due condannati a due anni per la tragedia di Marsiliana del 12 novembre 2012 (la morte dei tre funzionari Enel precipitati con l’auto nell’alveo dell’Albegna), non ci sta. Il referente di Costrade, la ditta che aveva in appalto dalla Provincia la gestione della viabilità, ritiene di essere stato vittima di una sentenza ingiusta. «Mi sento devastato – dice – la sentenza è frustrante rispetto all’immane impegno profuso, al rispetto delle prescrizioni contrattuali, allo sforzo mio e degli altri operai. Nel rispetto delle vittime e dei loro familiari devo dire che dopo 8 anni di processo sono stato condannato per avere lavorato oltre ogni possibilità, oltre ogni contratto, oltre ogni umana possibilità. Non mi sento, non sono colpevole».

«Premetto che arrivo a questa assurda condanna dopo che la Procura ha chiesto, con un primo pm, per due volte, l’archiviazione della mia posizione a cui è seguita una richiesta di non luogo a procedere nell’udienza preliminare e da ultimo la richiesta di assoluzione per non aver commesso il fatto all’esito del dibattimento da parte del pm Ciavattini». Conti aggiunge di essersi trovato da solo «ad operare nei luoghi dell’alluvione nell’ambito delle mansioni di impiegato tecnico per la società per cui lavoro che a sua volta era presente per assunti obblighi contrattuali con la Provincia che non prevedevano in alcun modo di far fronte ad un evento riconosciuto da tutti come unico, eccezionale con ciclicità millenaria. Durante l’alluvione siamo intervenuti con autocarri, pale meccaniche, 5 furgoni colmi di segnaletica, 12 unità di personale, formato e preparato alle lavorazioni che stavano andando a fare, poi effettuate a regola d’arte».

«Effettuammo oltre 30 chiusure con un impiego di segnaletica pari al triplo di quanto richiesto contrattualmente presso la sede della società. Ho eseguito personalmente centinaia di interventi tra fango, frane e detriti per 72 ore senza mai dormire. Ho rischiato la vita più volte a causa delle inondazioni in zona». E poi «la segnaletica era finita e noi eravamo soli, non abbiamo avuto il supporto di nessuno, neanche l’Esercito riuscì a raggiungerci». Lui stesso era passato la sera del crollo, intorno alle 21, richiudendo la segnaletica: una transenna al centro, tre coni sulla destra e due sulla sinistra. «Nessuno avrebbe mai potuto pensare al crollo del ponte. Se avessimo avuto il minimo sospetto, lo avremmo piantonato. Ma per quello che ci veniva riferito non era quella la criticità, né alcuno ce l’ha mai manifestata». Conti si chiede perché sia stato lasciato solo a fronteggiare una tale calamità: «Abbiamo adempiuto agli obblighi contrattuali in maniera infinitamente superiore, con tutto quello che era nelle nostre possibilità, secondo le priorità comunicate».

Sull’esito del processo, interviene anche l’avvocato Luciano Giorgi. In primis per ricordare che i due assolti (Massimo Luschi e Renzo Ricciardi, per loro chiesti 2 anni e 10 mesi) erano assistiti da lui e dal collega Carlo Valle. E poi per segnalare che il geometra Umberto Tozzini «intende precisare di ritenersi esente da qualsiasi responsabilità penale avendo fatto, come è emerso in sede processuale, tutto quanto possibile e necessario nell’adempimento dei propri doveri di responsabile all’epoca della viabilità provinciale e come tale costantemente presente, in stretto e funzionale collegamento al tavolo della Protezione civile, insediato in Provincia e presieduto dal prefetto. Era impegnato in continuità per dar corso agli infiniti adempimenti che dovette disporre che riguardavano mezza provincia tra i quali la chiusura da lui disposta di quella strada di accesso al ponte sull’Albegna: ovviamente non si trovava né si poteva trovare sul posto». Farà appello. –

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