Gioco
Il mondo agricolo dice no ai gessi rossi a Pietratonda
Le associazioni di categoria contro il progetto accornero
CAMPAGNATICO
Il mondo dell’agricoltura dice no ai gessi rossi nelle cave di Pietratonda. A poco meno di due settimane dalla conferenza dei servizi del 5 novembre, che dovrà decidere il destino dell’ex area mineraria nel comune di Campagnatico, le tre associazioni provinciali Confagricoltura, Cia e Coldiretti alzano la voce contro il progetto della proprietà, Accornero spa, di procedere al ripristino utilizzando un milione di metri cubi di gessi rossi.
«La nostra posizione non nasce da posizioni ostruzionistiche nei confronti dell’attività industriale, di cui la Tioxide è una delle espressioni più importanti a livello provinciale», scrivono Attilio Tocchi per Confagricoltura, Claudio Capecchi per Cia e Pietro Greco per Coldiretti. «Sappiamo che lo stabilimento è una risorsa occupazionale per molte persone, ma ribadiamo che non si può mettere a rischio il lavoro di centinaia di aziende agricole e di migliaia di lavoratori solo perché non si riesce a trovare una collocazione idonea agli scarti della lavorazione». E aggiungono: «In tempi non sospetti, nell’accordo volontario per l’impiego dei gessi rossi nel ripristino ambientale, la Tioxide ha dichiarato che “l’utilizzo deve avvenire in condizioni accettabili per l’ambiente e la salute e deve essere accompagnato da adeguate misure di controllo ambientale, per garantire la compatibilità dell’utilizzo e prevenire rischi per la salute e l’ambiente”». Non solo, aggiungono, ma nel 2005, Tioxide ha sottoscritto un accordo che cita Arpat, secondo cui il gesso rosso rappresenta un pericolo potenziale di inquinamento delle acque superficiali e sotterrane per la formazione di solfati, manganese e cloruri. Cia, Coldiretti e Confagricoltura, rifacendosi ai pareri di Arpat e Genio Civile sul pericolo di contaminare le falde idriche, ritengono che il rischio sia di innescare una vera e propria bomba ecologica. «Non vogliamo usare parole forti – sostengono – ma, se l’inquinamento causato dai gessi rossi raggiungesse la pianura grossetana e l’Ombrone, sarebbe plausibile parlare di disastro ambientale. Se ciò accadesse, pregiudicheremmo la nostra vocazione agricola che ha fatto dell’ambiente uno dei sui capisaldi. Debilitando il territorio renderemmo asfittiche le produzioni di eccellenza, con il rischio di rovinare la nostra economia e la nostra immagine. È giusto che si salvaguardi il lavoro che Tioxide esprime e che si trovi un luogo idoneo per i gessi rossi, ma sarebbe necessario che fosse la Regione a individuare le aree adatte, tenendo conto delle peculiarità e delle vocazioni territoriali. Auspichiamo che la Tioxide, come dichiarato nell’accordo del 2015, si impegni a individuare sistemi di riutilizzo e soluzioni per ridurre la produzione di scarti.
Il pericolo è quello di trasformare la Maremma in un deposito diffuso, mettendone a rischio l’agricoltura e l’ambiente, le sue principali risorse economiche», concludono.
Nel frattempo il comitato spontaneo di cittadini che si è formato tra Paganico e Campagnatico ha consegnato la petizione al sindaco Luca Grisanti. Oggi dovrebbe essere la volta della sindaca Alessandra Biondi. In attesa del 5 novembre. —
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