Gioco
«Alla Lilt c’era attività commerciale Quella delle visite all’ambulatorio»
Prime testimonianze, dell’accusa, al processo nei confronti dei responsabili della onlus
«Al termine della verifica fiscale, avevamo avuto la dimostrazione che nella Lilt, una onlus, oltre alla funzione da statuto c’era anche un’attività commerciale, cioè la gestione del poliambulatorio, con visite a pagamento a un prezzo molto concorrenziale. E talvolta in totale mancanza di documentazione. La legge invece prevede, a fronte delle agevolazioni, la più grande trasparenza».
Così il capitano Pasquale Rinaldi, allora comandante della Tenenza della guardia di finanza di Orbetello, riassume la cornice generale dell’inchiesta sulle presunte irregolarità in tema tributario (evasione delle imposte sui redditi) e in relazione alle accuse di indebita percezione di erogazioni pubbliche e appropriazione indebita mosse a Grazia Bocelli e Miriana Rosselli (con la riunificazione del fascicolo relativo a Silvio Sarti, riconosciuto come capace di partecipare al processo), inchiesta che ieri ha visto la prima udienza con testimoni dell’accusa.
Il quadro della Lega contro i tumori rappresentato in seguito alle domande del pm Arianna Ciavattini è stato piuttosto chiaro, anche se contestato dalle difese (Carlo Valle, Romano Lombardi, Michele Martini): «L’ambulatorio era stato creato soltanto per percepire un introito - ha aggiunto il capitano, adesso in servizio a Milano - Da questa attività quasi esclusivamente era tratta la linfa della Lilt». Si può fare, ha specificato l’ufficiale, ma le onlus non devono superare il 66% delle spese, le associazioni di volontariato il 50%: «Qui siamo al 97%: la Lilt viveva soltanto per l’attività ambulatoriale. E invece l’attività istituzionale sarebbe stato favorire la nascita di una cultura della prevenzione». Il capitano ha citato un verbale di assemblea del 2006, dove gli eventi in piazza erano espressamente qualificati come costi.
Le fiamme gialle avevano fatto i conti pur riscontrando carenze nella documentazione interna (e acquisendo i dati da una ditta di elaborazione dati e dalla sede centrale di Roma): la disponibilità finanziaria (non emersa nel rendiconto) era stata di 229mila euro nel 2010, 220mila nel 2011, di 204mila nel 2012, di 175mila nel 2013, di 114mila nel 2014. La Tenenza aveva anche rilevato come acquisiti impropriamente i contributi del Comune di Orbetello: 3.300 euro nel 2010, 4.000 nel 2011, 3.000 nel 2012, 1.500 nel 2013, 1.500 nel 2014. Il Comune si è costituito parte civile con l’avvocata Alessia Carretta, la Lilt con l’avvocato Giovanni Gulina. Altri contributi erano arrivati dal 5 per mille.
Perché a finire sotto inchiesta erano stati i tre imputati? Sarti perché responsabile fino al 2014 e che, poiché per molti mesi dell’anno risiedeva all’estero, «si era avvalso di Bocelli per Orbetello e di Rosselli per Grosseto come persone di sicuro riferimento, delegate ai rapporti con le banche». Si è parlato di denaro transitato sui conti personali (la Cassazione aveva comunque annullato nel novembre 2018 il sequestro di 220mila euro) e del fatto che Bocelli poteva contare solo sul mantenimento dell’ex marito e Rosselli solo sulla pensione. Il capitano ha ricordato che spese con assegni Lilt avevano visto come beneficiari realtà commerciali della zona, ad esempio per le ceste di Natale: attività estranee, ha detto, a chi ha per obiettivo la prevenzione oncologica.
Le visite, ha risposto l’ufficiale all’avvocato Valle, erano specialistiche: pap test, moc e tamponi vaginali, almeno dal 2013 in poi perché prima non è stata trovata documentazione. Costi? Dai 35 ai 60 euro per la prima visita, altre dai 150 ai 170. I medici prendevano denaro? «Venivano retribuiti 1,25 euro a chilometro». Un rimborso chilometrico? «Sì. Ma consideri che secondo le tabelle Aci una Ferrari prende 0,95». Avete accertato che dai conti Lilt siano finiti soldi nei conti correnti di Bocelli e Rosselli? ha chiesto Lombardi: «No».
Sui costi delle visite è tornato anche il capopattuglia che condusse la verifica: «Le tariffe erano prestabilite, obbligatorie, le visite non erano gratuite. L’attività della Lilt non veniva effettuata gratuitamente e per i soli soggetti svantaggiati. E dopo la visita era rilasciata una ricevuta per “contributo per acquisto di attrezzature”». Questi contributi e i versamenti per le quote associative erano stati considerati come la quota imponibile. Prossima udienza a febbraio, ancora per testimoni dell’accusa. —
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