Sicurezza
«Lazoyar aveva visto i corpi per terra»
Un anno e cinque mesi di reclusione e 1.500 euro di multa Condannato l’inserviente della rosticceria dei Papa
grosseto
Il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna aveva chiesto una pena di un anno e cinque mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 1.500 euro e il collegio giudicante, composto dal presidente Adolfo Di Zenzo e dai giudici Giovanni Puliatti e Marco Bilisari hanno ritenuto congrua quella richiesta. È finito così il processo a carico di Dmytro Lazoyar, il trentaduenne ucraino che lavorava come dipendente della rosticceria Da Buono, la rosticceria dei Papa, difeso dall’avvocato Paolo Malasoma: l’uomo era accusato di favoreggiamento. Era stato lui, infatti, il 13 aprile di due anni fa a far sparire la Tanfoglio impugnata da Raffaele Papa, pistola con la quale l’uomo aveva fatto fuoco e ucciso Salvatore De Simone e ferito in maniera gravissima il fratello Massimiliano e la farmacista Paola Marinozzi, che passava di lì per tornare al lavoro. A consegnargli l’arma, una volta sfilata dalle mani di suo figlio, era stato Antonio Papa, il padre di Raffaele, condannato a 20 anni di reclusione per concorso anomalo nell’omicidio e nel tentato omicidio. «Buttala, fai quello che ti pare», aveva detto Antonio all’inserviente che, racconterà poi ai carabinieri nel corso delle indagini, di essersi nascosto all’interno del locale quando ha sentito i tre colpi di pistola sparati da Raffaele.
Lazoyar aveva poi visto Raffaele entrare nel locale con la pistola, che gli veniva tolta dalle mani dal padre Antonio, che la consegnò subito al trentenne ucraino, che lavorava nella rosticceria da appena una settimana ed era ancora in prova. Per questo, scrivono i giudici nelle motivazioni adesso depositate «appare inverosimile che il timore di perdere un’occupazione già di per sé piuttosto precaria potesse prevalere sul rischio di concorrere in un delitto gravissimo». Una volta uscito dal locale con la Tanfoglio nascosta sotto al grembiule, Lazoyar aveva visto per terra i corpi delle vittime. Si sarebbe dovuto dirigere verso il mare, come gli aveva ordinato Papa, ma il trentenne ucraino, che sul suo percorso aveva trovato tanta gente, aveva deciso di gettare l’arma nella gora, dove era stata ritrovata poche ore dopo dai carabinieri.
«Avrebbe potuto non ubbidire all’ordine ricevuto - scrivono ancora i giudici - e consegnare la pistola ai carabinieri, considerato che la perdita del precario posto di lavoro come cameriere non era neanche lontanamente paragonabile con l’efferatezza di quanto si era appena consumato davanti ai suoi occhi». — f.g.
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