Toscana
Nella città dei market ora la competizione è nei medi-piccoli negozi
Finita l’euforia degli Iper, i grandi marchi ora tornano al “vicinato” La battaglia è aperta, resta poco spazio per le botteghe di un tempo
L’ANALISI
La battaglia di trincea in corso da anni a Grosseto sul “fronte isontino” del commercio sembra essere entrata nella terza fase. Quella dello scontro tutto interno alla media distribuzione, che convenzionalmente raggruppa le superfici di vendita comprese fra 300 e 1.499 metri quadrati. Protagonisti assoluti del confronto – da decifrare se per dividersi il mercato dei consumi food in base a diversi modelli di business o per conquistare la leadership in città – sono in questa fase Conad e Carrefour, alias Etruria Retail. Sullo sfondo, il contesto della crisi infinita del commercio al dettaglio. Aggravata dal ritorno di fiamma della pandemia e dal cannibalismo dell’e-commerce.
La prima fase della guerra è deflagrata tra fine anni ‘90 e inizio del nuovo millennio. Quando il sol dell’avvenire sembrava fossero gli ipermercati dotati di galleria commerciale, o i centri commerciali che concentrano i grandi negozi. Gli anni in cui si sono progettati e realizzati l’Aurelia Antica, il Maremà e il complesso della “stecca”, alla Cittadella, che pur non essendo un vero e proprio centro commerciale in termini unitari, lo è di fatto per contiguità di medie superfici di vendita.
Poi è subentrata la fase della competizione tra Unicoop Tirreno e Conad, con quest’ultima che ha puntato sull’accerchiamento del Maremà con supermercati di quartiere da 1.500 metri quadrati: all’Aurelia antica, in via Clodia, via Senegal e l’ultimo, in costruzione, in via Scansanese. Complice la tendenza a ridurre le mega superfici commerciali, assediate dal commercio online, per puntare sui superstore prevalentemente food.
Oggi la situazione sembra ancora cambiare, in virtù di una strategia che evidentemente si affida alle superfici di vendita di 250/500 metri quadrati. A servizio non più dei quartieri ma di blocchi di isolati al loro interno. Riavvicinandosi al concetto di commercio di prossimità, ma declinato in salsa media distribuzione organizzata. Le cose sono cambiate a settembre 2019, quando la multinazionale Auchan ha deciso di vendere la propria rete di vendita italiana a Conad. Mossa che ha spinto Etruria Retail – cooperativa di acquisto con base a Siena – a stringere un accordo di master franchisor con Carrefour Italia, portando in dote i propri 290 punti vendita, fra i quali quelli grossetani, al gigante francese. Lì sono iniziate le ostilità tra Carrefour e Conad.
Grosseto, d’altra parte, è ai vertici regionali per superfici della media distribuzione. Con attualmente 42 negozi da 300 a 1.500 metri quadri dislocati in ogni angolo della città, e un bouquet variegato di marchi: da Pam a Lidl, Eurospin, Penny Market, Maury’s, Essegì, oltre a Coop, Conad e Carrefour. Solo per rimanere al comparto alimentare.
Proprio sul food si gioca la battaglia più dura. Coop ha cinque negozi, oltre al Maremà. Conad sta costruendo il quarto store da 1.500 metri quadrati. Mentre Carrefour, alias Etruria Retail (già Simply), che in città ha al momento 12 negozi di varie tipologie, l’ultimo aperto in centro in via Montebello, sta per aprirne un 13° sotto i portici di piazza Volturno. L’aggressività commerciale di Carrefour si sostanzia nell’apertura di nuovi punti vendita che hanno l’approccio del tradizionale negozio di vicinato, pur essendo a tutti gli effetti terminali di una rete della media distribuzione.
La proliferazione delle medie superfici di vendita degli ultimi anni, ricordano in qualche modo quel che è avvenuto nel capoluogo maremmano in una fase precedente con gli sportelli bancari. Quando ne aprirono un numero esorbitante, preludio al loro inevitabile successivo sfoltimento. Sia per l’affermazione dell’home banking, sia come conseguenza delle fusioni bancarie.
Chiunque risulterà vincitore della gara a conquistarsi il favore dei consumatori – che comunque in una città dai fondamentali economici fragili come Grosseto, sono praticamente gli stessi da anni – sono due gli effetti di questa accesa competizione. Quello positivo è la corsa a valorizzare i produttori locali, puntando su tipicità e legame col territorio. Quello negativo è che la media distribuzione darà il colpo di grazia a ciò che resta del commercio al dettaglio, i piccoli negozi superstiti alle precedenti ondate di decimazione della rete di vendita tradizionale. Col paradosso che a decretarne la scomparsa definitiva, saranno proprio gli store “tascabili”. Che rinverdiscono la tradizione dei dettaglianti che consegnavano a domicilio, pulivano e preparavano frutta e verdura ai propri clienti. Insomma, parafrasando Tomasi di Lampedusa, «perché tutto cambi, bisogna che nulla cambi». —
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