Sicurezza
Condannato per maltrattamenti dovrà anche risarcire la moglie
grosseto
Un anno e 4 mesi (pena sospesa) ma anche condanna a risarcire intanto con una provvisionale da 5.000 euro la moglie separata; alle determinazioni finali dovrà provvedere il giudice civile. E l’uomo dovrà anche pagare le spese legali. Questo solamente per il reato di maltrattamenti, mentre per l’accusa di stalking il giudice Giovanni Puliatti ha deciso per l’assoluzione con formula dubitativa. Il viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi aveva sollecitato 3 anni, ritenendosi convinto delle responsabilità dell’imputato.
Chiuso il processo in primo grado nei confronti di un uomo di nazionalità marocchina, 40enne, assistito dall’avvocato Elena Pellegrini (che attende il deposito delle motivazioni per presentare appello) denunciato dalla moglie connazionale, di una decina di anni più giovane, costituita parte civile con l’avvocato Alessandro Maria Lecci. L’imputato è stato interrogato nel corso dell’ultima udienza: ha respinto le accuse, ha dato la sua versione dei fatti.
Sposatisi nel loro Paese, quando lei aveva 17 anni, erano poi venuti in città. E qui sarebbero continuati i maltrattamenti già cominciati nei primi tempi dell’unione. Percosse praticamente quotidiane, minacce di morte con il coltello, offese, lancio di suppellettili. Il tutto molto spesso anche in presenza della figlia piccola. Uno stato di sofferenza fisica e morale che si sarebbe acuito tra il 2014 e il luglio 2016. Già nei primi giorni del gennaio del 2016 c’era stato un intervento dei carabinieri. La donna aveva lasciato la casa, insieme alla figlia, per quella che era una separazione di fatto, trovando ospitalità da alcuni parenti: lui, secondo l’imputazione di stalking che però non ha trovato ingresso nella condanna, l’avrebbe trovata, avrebbe suonato il campanello ripetutamente, l’avrebbe minacciata di morte. In questa storia di liti e sofferenze compare anche la richiesta di divorzio, formulata dalla donna che era riuscita a rientrare in Marocco; compare anche la fuga di lei, con la figlia, in Francia, per poter sfuggire al marito violento; c’è anche la richiesta di affidamento della figlia, che l’uomo aveva presentato al Tribunale di Grosseto, ricevendone però un diniego.
La donna, presentata la querela, è comunque andata fino in fondo. Si è presentata al processo, ha raccontato la sua verità, i suoi anni di vessazioni subite. Un quadro confermato dalla sorella di lei come anche dal cognato. —
p.s.
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