Gioco
Quelle ossa sono di Enrico Prosperi I resti sono stati consegnati alla famiglia
La sorella Mara: «Abbiamo ricevuto la comunicazione ufficiale, grazie a tutti coloro che ci hanno aiutato a cercarlo»
GROSSETO
Sono passati 400 giorni da quando Enrico Prosperi, 52 anni al momento della scomparsa, uscì da casa, salì su un autobus – dove dimenticò il suo borsetto (con cellulare, portafoglio e documenti) – e poi sparì poco distante dalla fermata di via Inghilterra, a Grosseto. La sorella Mara, il gemello Umberto, l’altro fratello Claudio non hanno mai smesso di cercarlo.
Da ieri, però, c’è una svolta nel caso. Lo scheletro che a fine maggio fu rinvenuto nella zona del Diversivo, una striscia di campagna e boscaglia che taglia la città, in un fossato distante trecento metri dall’ospedale Misericordia, è ciò che resta di Enrico. Proprio qui l’avevano avvistato per l’ultima volta la mattina in cui si erano perse le tracce. Un epilogo drammatico per un mistero che resta tale. I carabinieri del Comando provinciale di Grosseto ieri hanno riconsegnato alla famiglia i resti di Enrico, notificando il nulla osta alla sepoltura rilasciato dalla Procura di Grosseto (il funerale, però, non risulta ancora fissato).
La sorella Mara Prosperi ha scritto su Facebook. «Abbiamo ricevuto la conferma ufficiale che le ossa trovate a maggio appartengono ad Enrico, grazie di cuore a tutti per la partecipazione e l’affetto con cui lo avete cercato e ricordato».
Le forze dell’ordine, negli ultimi 13 mesi, lo hanno cercato ovunque, anche con i cani molecolari. Non sono bastati gli appelli della trasmissione “Chi l’ha visto?”. «Se si fosse sentito male o se avesse avuto un incidente – ha sempre detto la sorella Mara – a questo punto lo avremmo saputo. È successo qualcos’altro». E infatti le indagini non sono mai state chiuse e andranno avanti.
Ieri il colonnello dei carabinieri Matteo Orefice ha spiegato che sul teschio e sulle ossa recuperate «non ci sono evidenze traumatiche, ma questo non può escludere che Enrico sia stato ucciso in qualche altro modo, quindi faremo altre indagini». Mara, Claudio e Umberto Prosperi, i tre fratelli di Enrico, un mese fa si erano sottoposti – al Misericordia – a una serie di prelievi di cellule salivali dalla bocca, per effettuare poi un’analisi genetica e procedere al confronto con il dna ricavato dalle ossa scoperte nel boschetto del Diversivo, a meno di 50 metri dalla ciclabile di via Senese. Questo perché, dai primi riscontri della medicina legale, lo scheletro ricomposto era apparso compatibile con Enrico Prosperi.
La denuncia di scomparsa era stata presentata in Questura quasi subito, ma le ricerche attivate non avevano prodotto risultati. Era il 13 settembre del 2019 Enrico scomparve nel nulla. Molte le ipotesi che furono avanzate. Due soltanto le segnalazioni di una certa rilevanza: la prima giunta dall’autista del bus Tiemme su cui l’uomo viaggiava; disse di aver visto Prosperi scendere dal pullman urbano in via Inghilterra. L’altra segnalazione, sempre la mattina della scomparsa, nella zona dell’ospedale. Il rinvenimento di alcune ossa, a maggio, aveva dato un ulteriore impulso alle indagini. La scoperta era stata fatta da alcune persone che abitano non troppo lontano da lì: quando hanno visto lo scheletro, completo del teschio, avevano raccolto quei resti, li avevano chiusi in un sacco nero e li avevano portati alla caserma dei carabinieri. «Abbiamo trovato uno scheletro umano», avevano detto ai militari.
I carabinieri di Grosseto si erano attivati per risalire all’identità di quei resti: i risultati degli accertamenti medici, affidati al laboratorio di genetica forense di Terni, hanno adesso confermato, tramite l’analisi del dna, l’appartenenza in vita di quei resti a Enrico Prosperi. Ora, come detto, la famiglia potrà dargli una sepoltura dignitosa. Nel frattempo ulteriori approfondimenti medico-legali e nuove indagini proveranno a stabilire la causa della morte. Enrico, che oggi avrebbe 53 anni, era conosciutissimo a Grosseto: un uomo con problemi di salute psichica, ma del tutto inoffensivo. Lo si incontrava spesso in città, a spasso con il suo cane, Polvere, che adesso vive con la sorella. —
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