Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Maltrattamenti e botte al padre Condannato a 2 anni e 8 mesi

p.s.

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Era stato necessario un provvedimento cautelare di allontanamento dalla casa familiare e un divieto di avvicinamento per mettere fine al calvario. Lui, un 38enne grossetano, senza lavoro, con qualche precedente e tossicodipendente, avrebbe maltrattato il padre, sia fisicamente sia psicologicamente. E per questa accusa, cui si è aggiunto un episodio di lesioni (7 giorni di guarigione per i pugni al viso e alla tempia, con un trauma cranico), è stato condannato con il rito abbreviato a 2 anni e 8 mesi dal giudice Marco Mezzaluna, che ha di poco innalzato le richiesta del sostituto procuratore Giampaolo Melchionna. Non doversi procedere invece per altri due capi di imputazione, vittima il fratello: pugni e minacce («ti devo tagliare la testa»); la querela è stata ritirata.

Il giudice ha anche revocato la misura cautelare in considerazione del percorso intrapreso dall’uomo e dalla disponibilità manifestata dal padre ad accoglierlo nuovamente a casa. Quanto era stato vissuto tra il giugno e l’ottobre dell’anno scorso era stato però particolarmente penoso. L’uomo chiedeva denaro, praticamente tutti i giorni, e quando riceveva un rifiuto cominciavano gli atteggiamenti di minaccia. Un insieme di comportamenti che il padre aveva tollerato fino alla fine del settembre 2019, cioè fino all’episodio dell’aggressione; esasperato ma comunque intenzionato a mettere fine alla convivenza, si era deciso a lasciare la casa e a dormire altrove. Secondo l’imputazione, fino a quel giorno il padre sarebbe stato vittima di aggressioni verbali e insulti («fallito», «morto di fame») come anche a minacce di morte («ti scanno»). Le richieste di denaro sarebbero state frequentissime, il padre sarebbe stato contattato per questo motivo anche decine di volte al giorno, anche al telefono. L’uomo avrebbe cercato lo scontro con il padre, finendo poi per danneggiare i mobili.

Il giudice ha ritenuto sussistenti le contestazioni di maltrattamenti in famiglia, come anche provato il reato di lesioni, e ha disposto la condanna con il riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti in relazione alla volontà manifestata di seguire un percorso di recupero. E ha anche preso atto che il fratello, nel maggio scorso, ha rimesso la querela, dichiarando quindi il non doversi procedere. Il difensore, l’avvocata Loredana Pinna, aveva sollecitato l’ipotesi di una derubricazione del reato di maltrattamenti in lesioni o percosse e comunque l’applicazione delle attenuanti anche in considerazione dello stato di salute dell’imputato. — p.s.

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