Toscana
Giro di vite sulla movida Nei locali del centro storico rabbia e voglia di reagire
Dopo i danni da lockdown, l’incubo di un colpo da ko per le attività «Aria di coprifuoco: due giorni dopo il decreto c’è già il deserto»
LA GRANDE PAURA
Da dietro i banconi i gestori dei locali usano le espressioni più variegate. «Una situazione drammatica», «Una decisione che gambizza alcune attività», «una corsa zoppa», nel tentativo di recuperare quel che già è andato perso a primavera. Se sul piano sanitario nessuno pone una critica nei confronti del governo, sul piano economico le attività del centro storico sono più che preoccupate per le nuove restrizioni imposte dall’ultimo decreto del premier Giuseppe Conte, che impone la chiusura a mezzanotte e l’obbligo di servire unicamente i clienti al tavolo a partire dalle 21. In parole semplici, sono restrizioni che hanno effetto sulla movida, anche grossetana. «Un grande disagio per il settore – dice Guido Conti della Cantina di Piazza del Sale – Per i locali, i ristoranti, le pasticcerie: insomma, per tutti coloro che lavorano in serata».
Giovedì sera, corso Carducci. In genere, è una serata movimentata in centro storico, ma in giro non c’è nessuno. Colpa della pioggia, certo, ma c’è anche altro, secondo i gestori. «Aria di coprifuoco», la definisce Conti. «Siamo al secondo giorno dall’entrata in vigore del decreto e in giro c’è un deserto incredibile».
La sensazione descritta è quella di aver subito un colpo molto duro: dopo il lockdown e un’estate vivace che ha premiato anche la città oltre che la costa, da settembre il lavoro sembrava essere ripreso e l’ambizione generale era quella di recuperare i numeri persi a primavera. «Eravamo ripartiti anche bene, ma adesso non sappiamo che fine faremo», spiegano dalla Cantina.
Confesercenti nei giorni scorsi ha provato a dare alcune stime riguardo le nuove chiusure: solo l’annuncio del nuovo decreto ha portato alla perdita del 20 per cento del fatturato; percentuale che nei prossimi 30 giorni, per le attività costrette alla chiusura anticipata, potrebbe toccare il 40. Tenendo conto che già da ieri si rincorrono voci dalla Capitale per un’ulteriore stretta che porterebbe la chiusura alle 22. Intanto, comunque, resta valido il decreto di inizio settimana.
«Se questo è il decreto c’è poco da fare – dice Davide Paoloni del Vermuttino, sotto i portici di piazza Dante – Non è un vero lockdown, ci hanno dato delle limitazioni: sarà un lavoro differente, per noi ma anche per i clienti, che andranno istruiti alle nuove regole». Un lavoro differente significa un lavoro da reinventare. È proprio questa la strada che intraprenderanno i locali.
Risalendo corso Carducci arriviamo al Gallery e qua ci sono già progetti in cantiere per far fronte alle limitazioni. «Cercheremo di dare maggior qualità e di invogliare il cliente a consumare al tavolo – dice il titolare Mauro Sbrana Adorni – L’idea è di offrire aperitivi con stuzzichini sfornati in cucina, così da invogliare la gente a stare ai tavoli, rispettando le distanze e superando così le famose ore 21».
Strategie per recuperare il recuperabile da questo 2020, cambiate in corso d’opera dopo il decreto. «Il covid sta cambiando le abitudini di tutti ma in generale e forse un intervento serviva, perché la notte ci sono spesso gruppi di giovani che non rispettano il distanziamento – prosegue Mauro Sbrana Adorni – Durante l’estate abbiamo lavorato con gli italiani che non sono potuti andare all’estero. Ora dovevamo ripartire con il lavoro invernale, ma va reinventato». Nuove limitazioni permettendo. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
